“Dalla sentenza d’appello del 7 luglio scorso nulla può impedirmi di candidarmi alle presidenziali”
Jeunes et Jaunes (Giovani e Gialli) con nessuna bandiera politica. Si mobilitano attraverso un passaparola nato sui social che ha spinto centinaia di giovanissimi a scontrarsi con i reparti mobili usando sanpietrini, bombe carta, arredi urbani, bottiglie molotov artigianali e filmando le azioni con gli smartphone. Tattiche mutuate direttamente dalle banlieue francesi che hanno spinto i collettivi studenteschi e i manifestanti pacifici a sfilarsi in blocco.
Secondo le autorità, si tratta di un movimento eterogeneo che punta a una convergenza delle lotte e che riunisce, tra gli altri, sindacalisti, esponenti dell’estrema sinistra, neo-gilets jaunes, sostenitori della causa palestinese, liceali, studenti, militanti per il clima e persino «aderenti alla scena techno-alternativa». Il governo francese si dichiara molto preoccupato, tanto da indurre il premier Sébastien Lecornu a convocare una «cellula interministeriale di crisi» per scongiurare il peggio.
Mentre la gestione dell’ordine pubblico infiamma il dibattito politico in Francia, a sette mesi dal voto presidenziale, il cui esito sarà proclamato con il ballottaggio del 2 maggio 2027, Marine Le Pen, la candidata del Rassemblement National (Rn) – superfavorita nei sondaggi – accusa l’estrema sinistra di aver «dirottato le rivendicazioni sociali». E a Jean-Luc Mélenchon, il candidato de La France Insoumise (principale partito della sinistra radicale francese) dice che rende i giovani «nemici di tutto». Mélenchon, dal canto suo, pur condannando le devastazioni di piazza, punta il dito contro «il comando aberrante» della prefettura.
«Ci troviamo di fronte a una rivoluzione gigantesca» afferma Marine Le Pen, che diversamente da quello a cui si potrebbe pensare non si sta riferendo alle massicce proteste ai quattro angoli della République contro il carovita, bensì all’intelligenza artificiale. La candidata all’Eliseo crede che l’IA sia una rivoluzione positiva, utile a nuovi posti di lavoro e a migliorare il modo di lavorare in settori chiave come sicurezza e sanità.
Quanto all’Ucraina, la Le Pen dichiara che quando sarà lei a guidare il Paese bloccherà gli aiuti finanziari a Kiev entro sei mesi. «Non abbiamo più i mezzi per continuare a fornire un aiuto. Kiev ci è costato, in termini d’impegni, 6 miliardi all’anno» spiega la capogruppo parlamentare di Rn. «Se la Francia sostiene l’Ucraina, come del resto fanno tutti e 27 gli Stati membri dell’Ue, è perché sappiamo che è in gioco la nostra sicurezza» le risponde il presidente Emmanuel Macron da Bruxelles, al termine del Consiglio europeo.
Marine Le Pen, però, ricorda che nei due mandati presidenziali di Emmanuel Macron il debito pubblico è aumentato di oltre 1.300 miliardi. «Ha accumulato più debiti lui di tutti i presidenti messi insieme» sottolinea.

Marine Le Pen – Fonte: Financial Times
Quanto alle pensioni, uno dei passaggi politici più duri del secondo mandato di Macron, culminato prima in enormi proteste di piazza e poi una clamorosa sospensione parlamentare, la Le Pen annuncia di voler presentare una nuova riforma il prossimo 17 novembre. «Consentirebbe a coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 20 anni di andare in pensione a 60 anni, con 40 anni di contributi. Chi invece ha iniziato dopo i 20 anni arriverebbe gradualmente fino a 62 anni, con 42 anni di contributi» spiega.
La candidata alle presidenziali affronta poi uno dei temi più identitari di Rn e annuncia di voler promuovere per specifiche categorie di immigrati un referendum su un progetto di legge con alcuni distinguo: «Ciò che non è compatibile con la Repubblica francese sono l’imposizione del velo, la sharia e il fondamentalismo islamico, ma non tutto l’Islam».
Quanto a un faccia a faccia televisivo Marine Le Pen preferirebbe affrontare un candidato centrista, piuttosto che Mélenchon. Sicura di vincere dice: «Preferirei vincere le presidenziali contro un candidato centrista piuttosto che contro Jean-Luc Mélenchon, anche se nel frattempo si sarà calmato».
Nel 2016 la Le Pen, anche allora candidata alle presidenziali del 2017, dichiarava di voler far uscire la Francia dall’Ue. Dieci anni dopo la sua posizione non è più così drastica: «La politica in Europa è molto cambiata. Ci sono molti movimenti politici che la pensano come noi e vogliono cambiare l’Ue. Questo non cambia le critiche che rivolgo all’Ue, che considero sempre meno democratica». Rispetto alle origini ideologiche del Front National, fondato nel 1972 da Jean-Marie Le Pen, Rassemblement National nella sua recente evoluzione e con il suo posizionamento nei blocchi parlamentari si è avvicinato sempre più a presentarsi come una forza di destra radicale populista che punta alla normalizzazione istituzionale. Sotto la guida di Marine Le Pen (dal 2011) e successivamente di Jordan Bardella (dal 2022), il partito rifiuta categoricamente l’etichetta di estrema destra, definendosi un movimento nazionale, patriottico e sovranista.
In un’inchiesta pubblicata nel sito giornalistico investigativo Mediapart si attribuivano a Jordan Bardella, il presidente del Rn e del gruppo politico europeo Patrioti per l’Europa al Parlamento europeo, alcuni messaggi di carattere antisemita, scritti nel 2013, quando aveva 17 anni. La Le Pen però lo difende sostenendo: «Jordan Bardella è innocente. Il nostro movimento non dubita di lui. Questo attacco proviene da un giornale di estrema sinistra». Ricorda anche che la vicenda è stata portata all’attenzione della magistratura. «Bardella sarà il primo ministro» afferma.
Quanto alla sua personale presunta ineleggibilità all’Eliseo, Marine Le Pen ricorda di aver presentato ricorso alla Corte di Cassazione, che lo deve ancora esaminare. La sentenza è prevista a gennaio 2027, ma la Le Pen ritiene che non ci saranno stop: «Dalla sentenza d’appello del 7 luglio scorso nulla può impedirmi di candidarmi alle presidenziali. Se ci fosse stato un dubbio, non avrei corso il rischio» conclude.
Daniela Binello