Il caso di Ihaleakala Hew Len e la cura dei carcerati
Nel panorama della sociologia e della criminologia, pochi nomi suscitano tanto stupore quanto quello di Ihaleakala Hew Len, psicologo hawaiano diventato noto per aver rivoluzionato il modo di intendere la cura delle persone detenute. Non con farmaci, non con terapie tradizionali ma con un metodo spirituale e interiore: l’Ho’oponopono.
A metterlo in pratica in modo sorprendente fu proprio il dottor Hew Len che lavorò per diversi anni in un ospedale psichiatrico giudiziario alle Hawaii. Negli anni 80 fu chiamato a lavorare all’Hawaii State Hospital, un istituto noto per la sua atmosfera carica di violenza e paura.

Fonte: Il Giardino dei Libri
I detenuti erano costantemente legati, lo staff lasciava il lavoro per la tensione e le aggressioni erano all’ordine del giorno. I pazienti erano criminali affetti da disturbi mentali, spesso violenti e nessuno riusciva a trattarli con efficacia. Tuttavia, secondo i racconti, Hew Len non li incontrava direttamente: studiava le loro cartelle cliniche e poi iniziava un lavoro su di sé.
Usava parole semplici, quasi infantili: ‘Mi dispiace’, ‘Perdonami’, ‘Grazie’ e ‘Ti amo’. E queste parole fanno parte del metodo Ho’oponopono, non rivolgeva le parole ai pazienti le rivolgeva a sé stesso, con la convinzione che ogni malessere nel mondo esterno fosse in qualche modo collegato a ciò che esiste dentro di noi.
Il risultato? nel tempo, i detenuti iniziarono a migliorare.
Alcuni smisero di essere sedati, altri vennero trasferiti e il reparto chiuse per mancanza di pazienti.
Questo ha sollevato interrogativi profondi tra chi studia il crimine e il comportamento umano: può davvero la trasformazione interiore di un terapeuta avere effetti così concreti sugli altri?
L’Ho’oponopono ci invita a considerare la realtà come uno specchio: ciò che vediamo negli altri è parte di noi. Una teoria spirituale? Forse, ma nel caso di Hew Len ha prodotto risultati che meritano di essere raccontati.
E se fosse davvero possibile cambiare ciò che abbiamo intorno, semplicemente cominciando da noi stessi?
Lucrezia Gasbarra

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