Fare arte oggi significa vivere contro corrente
L’arte contemporanea attraversa oggi una fase complessa: è viva, fertile, visionaria, ma sempre più sacrificata da un pubblico che sta perdendo la grande spinta emotiva che un tempo passato le sapeva dedicare.
Se da un lato i grandi nomi monopolizzano fiere, mercato e narrazioni mediatiche, dall’altro una moltitudine di giovani e talentuosi artisti emergenti come sempre lavora nell’ombra, con dedizione, disciplina e quella forma di coraggio che ogni percorso creativo richiede.
Fare arte oggi significa lottare, approfondire, studiare, accettare la lentezza del processo, continuare a cercare una voce nel rumore globale. Vivere, cioè, contro corrente.
Una fragilità intellettuale diffusa circonda la creatività degli artisti che, più che mai, oggi affrontano un futuro immerso in una evanescenza totale.
Anche per tale motivo il ruolo della stampa culturale diventa imprescindibile. È compito di giornali specializzati, critici, curatori e osservatori offrire spazio, attenzione e memoria a ciò che cresce nel deserto della cultura e nella triste rarità della consapevolezza.
In questo spirito, il Corriere di Roma continua il proprio impegno nel sostenere talenti emergenti, seguendo i loro passi, i loro tentativi, le loro vittorie: perché ogni affermazione futura nasce sempre da un gesto iniziale che qualcuno ha scelto di non ignorare.
IL PREMIO E IL SUO SIGNIFICATO
È con questa consapevolezza che, all’interno della recente esposizione “Un battito di ciglia”, organizzata dalla Galleria Purificato.Zero, nel magnifico Palazzo Rospigliosi Colonna di Zagarolo, la Commissione giudicante presieduta dal Maestro Enrico Benaglia,artista riconosciuto a livello nazionale e internazionale, ha assegnato un riconoscimento importante per la qualità delle opere presentate e soprattutto per il senso che questo premio porta con sé.
Questo riconoscimento vuole essere un grandissimo ponte.
Un ponte verso opportunità espositive future, dialoghi critici, percorsi museali e ricerche artistiche che continueranno ad evolversi. È la conferma che il talento, quando sostenuto, può diventare presenza e approfondimento.
I quattro artisti selezionati tra più di cinquanta espositori e soci dell’Associazione Culturale STUDIOZERO sono Roberto Cantamessa, Adriano Segarelli, Paolo Ferroni e John Cuevas.
Rappresentano personalità differenti, poetiche distinte, linguaggi autonomi e lanciano un segnale: la pluralità dell’arte contemporanea, la vitalità creativa della nuova generazione e la possibilità concreta che i luoghi dell’arte continuino a essere incubatori di futuro.
Ognuno di loro racconta un modo diverso di guardare il mondo.
Ognuno di loro ci ricorda perché l’arte non può essere lasciata sola.
Sono voci nuove, solide, già riconoscibili, ognuna portatrice di un percorso che merita spazio, ascolto e tempo.
ROBERTO CANTAMESSA
Roberto Cantamessa sviluppa una ricerca pittorica sospesa tra iperrealismo e tradizione figurativa, con opere che spesso presentano il soggetto a grandezza naturale, in un dialogo diretto con lo spettatore. Il nudo femminile, tema centrale del suo lavoro, è una riflessione sul corpo come valore simbolico e universale. Le figure sono ritratte in pose spontanee, prive di teatralità, restituendo un’umanità autentica. La sua palette calda e terragna, unita a un uso sapiente del chiaroscuro, richiama la lezione seicentesca dei maestri da Caravaggio ai fiamminghi, reinterpretata in chiave contemporanea. Il risultato è una pittura di forte intensità emotiva che interroga la percezione stessa della bellezza oggi, avvicinando fortemente fra loro memoria artistica e sensibilità moderna.

Roberto Cantamessa – Nudo con turbante – olio su tela – 70X50 cm – Fonte: F.Z.
JOHN CUEVAS
La pittura di John Cuevas nasce come necessità interiore: preservare emozioni, ricordi e identità che rischierebbero di dissolversi. L’esperienza colombiana, durata dieci anni, ha trasformato il suo linguaggio visivo in un’armonia di istinto, energia e memoria. I suoi dipinti, oltre a descrivere, evocano: sono luoghi sospesi tra realtà e immaginazione, abitati da figure che emergono come frammenti di storie e sentimenti. La serie di opere premiate trae ispirazione da Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, traducendo personaggi e atmosfere in metafore contemporanee colme di passione, limite, libertà e desiderio. Cuevas propone un’arte che, come l’amore, non accetta confini e suggerisce di ricordare che ciò che ci muove davvero è la parte più viva e istintiva che abbiamo nel profondo.

John Cuevas – Rebecca e il bisonte – olio su tela – 100X150 cm. – Fonte: F.Z.
ADRIANO SEGARELLI
La ricerca di Adriano Segarelli ruota attorno al dualismo luce–buio, inteso come esperienza esistenziale prima ancora che estetica. Le sue opere appaiono inizialmente immerse nell’ombra, generando mistero e tensione, ma è proprio da quel buio che la luce emerge con forza rivelatrice. Non è un semplice effetto pittorico: è simbolo di un processo di consapevolezza, un invito a guardare oltre ciò che appare. Ogni dipinto diventa un territorio da attraversare, un’esperienza interiore in cui il visibile e l’invisibile si confrontano. L’arte, per Segarelli, è un percorso di rivelazione e conoscenza: entrare nelle zone che si evitano per riscoprire ciò che si nasconde dietro la superficie.

Adriano Segarelli – La vulnerabilità tra il bene e il male – olio su tela – 80X100 cm. – Fonte: F.Z.
PAOLO FERRONI
Paolo Ferroni, romano, porta con sé una lunga storia di studio, insegnamento e sperimentazione. Formatosi tra il Liceo Artistico di Ripetta e l’Accademia di Belle Arti di Roma, ha attraversato fasi figurative, astratte e sperimentali, mantenendo costante il legame con il disegno dal vero. Dopo una lunga ricerca gestuale e astratta, negli ultimi anni è tornato alla pittura en plein air, reinterpretando il paesaggio con una sensibilità contemporanea e una forte attenzione ai temi ambientali. Le sue opere uniscono intensità cromatica, dinamismo del segno e una vibrazione emotiva che restituisce alla natura un carattere primordiale. Dal 2023 affronta anche temi sociali come migrazioni e conflitti, ampliando ulteriormente lo sguardo della sua pittura sulla condizione umana.

Paolo Ferroni – La Zattera di Lampedusa- acrilico su tela – 100X90 cm. – Fonte: F.Z.
Quattro linguaggi diversi, quattro sensibilità, quattro visioni che arricchiscono direzioni ulteriori per l’arte contemporanea: Roberto Cantamessa, John Cuevas, Adriano Segarelli e Paolo Ferroni rappresentano i protagonisti di una ricerca attiva, consapevole e coraggiosa. Le loro opere testimoniano quanto oggi, più che mai, l’arte richieda tempo, studio, disciplina e capacità di resistere: qualità che spesso emergono lontano dai riflettori, nelle fasi silenziose e talvolta dure, dove si impara la continuità del fare e il valore del dubbio. Pubblicare oggi questi lavori significa sottolineare un risultato individuale e ribadire una responsabilità collettiva: supportare la cultura, creare spazio per voci nuove, custodendone la qualità ad ogni costo. Il Corriere di Roma, con queste scelte editoriali, rinnova il suo impegno verso chi l’arte la costruisce, la vive e la abita affinché la creatività non resti invisibile. Oggi, in questo modo, la Galleria Purificato.Zero e la giuria guidata dal Maestro Enrico Benaglia, offrono agli artisti e a queste opere luce, respiro e pubblico.
Francesco Zero

