Un monologo serrato, dal ritmo intenso e crescente
È stato un grande successo la rappresentazione al Teatro San Carluccio di Napoli del monologo “Il sindaco scomparso” recitato da Nicola Acunzo per la regia di Giancarlo Sammartano. La storia di Lorenzo Rago, sindaco di Battipaglia, misteriosamente scomparso nella notte del 20 gennaio del 1953, e di cui non si è trovata alcuna traccia, è stata riportata in scena, sollevando interrogativi e sospetti, ipotesi, piste seguite e altre eliminate o superficialmente o deliberatamente evitate, e ha riacceso i riflettori su uno dei tanti misteri d’Italia.
Lorenzo Rago, proprietario terriero, imprenditore conosciuto e benestante, era diventato sindaco sapendosi incuneare in alcuni delicati equilibri politici con inevitabile contiguità e concorrenza con gruppi d’affare e malavita “spicciola” e organizzata. Nelle sue attività Rago era riuscito a districarsi attraverso continui equilibri, compromessi, intese e anche rifiuti facendo valere sempre la sua personalità.
La vicenda teatrale parte proprio dalla sua scomparsa e con flash back continui, basati su documenti, testimonianze, carte di indagine, articoli di giornale ripercorre gli anni della vita di Rago fino al momento della sua scomparsa. In scena Nicola Acunzo veste i panni del sindaco e lo impersona con una forza espressiva intensa che lascia spazio alla rabbia, alla delusione, all’orgoglio, alle emozioni intime e soprattutto agli interrogativi sulla sua scomparsa, cercando negli antecedenti del “fatto” le possibili cause.

Fonte: Il Mezzogiorno Info
Acunzo sa trasportare nella storia non solo gli spettatori ma anche i personaggi che ruotavano intorno a Rago creando con il racconto e la sua interpretazione una bellissima illusione: non ci sono nella realtà ma sembra di vedere sul palco di volta in volta, la moglie e il fratello, gli amici e i nemici, le lettere anonime contenenti ricatti, accuse e sospetti, e personaggi di spessore della cronaca del tempo come Pascalone e Nola, il Questore Messana, il Ministro dell’Interno Mario Scelba.

Fonte: Il Mattino
Un monologo serrato, dal ritmo intenso e crescente, una bella prova d’attore di Nicola Acunzo che entra nella storia e nel personaggio e trascina dentro anche il pubblico che coglie il dramma del protagonista e la profonda drammaturgia insita nelle righe del testo e dell’interpretazione, comprese le piccole gustose pennellate di malinconica ironia.
Ada Piro
