Se da un lato Beppe Grillo ha escluso l’ipotesi circolata nelle ultime settimane di voler fondare un nuovo partito antisistema, dall’altro la sfida logorante Schlein vs Conte è un continuo gioco a due, senza ancora un accordo per come risolvere la partita

Un Grillo parlante a tutto tondo è riemerso dopo tanto tempo nella videointervista rilasciata a Fedez e Mr Marra nel loro programma online “Pulp Podcast”. L’ex catalizzatore e garante del grillismo, che con l’imprenditore informatico Gianroberto Casaleggio costruì e fondò i 5s, è innanzitutto tornato ad attaccare Giuseppe Conte per sottolineare che il M5s delle origini non c’è più. «Io progettavo una cosa totalmente nuova, volevo limitare gli stipendi, i mandati parlamentari. Adesso il M5s è un partito normale, mentre avrebbe dovuto essere compostabile, ma non biodegradabile». Beppe Grillo ha escluso l’ipotesi circolata nelle ultime settimane di voler fondare un nuovo partito antisistema, un ipotetico “Movimento Zero Stelle”, dal nome apparso sui suoi canali digitali. «Come faccio a fondare un partito e organizzarlo? Non ho il potere di farlo. Posso però dare delle idee straordinarie» spiega citando temi come l’ambiente, l’economia e perfino una specie di religione buddista che ha fondato chiamandola “L’Altrove”. Poi aggiunge: «Io non ce l’ho con i 5s, dove ci sono anche persone in gamba, ma qui parliamo di uno spirito ormai completamente diverso».

Grillo, se non annuncia la nascita di un nuovo partito, fa capire che sta testando uno spazio politico attorno alle proprie idee, senza assumersi l’onere di costruire una struttura. Per tutta l’intervista è tornato sul fatto che, secondo lui, le idee originarie del M5s sono ancora valide. «Se io mi dovessi candidare, direi: sono Grillo, vi fidate? Datemi il voto e basta» chiude così l’argomento con una battuta. Inoltre, ha parlato della sua azione legale per recuperare il vecchio simbolo del M5s. «Lo sto facendo anche per dare un valore al reverendo Jones (Giuseppe Conte, ndr), l’uomo che sussurrava ai cavilli, che dovrebbe avere un partito con la sua faccia al posto dello stemma».

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Dopo l’affondo a Conte, Grillo passa a Vannacci: «Il fascismo e il nazionalismo sono malattie infantili, come gli orecchioni. L’ex generale è come una decalcomania, più gli sputi sopra e più si appiccica».

L’intervista prosegue, ma su aspetti della sua vita privata, come la vicenda giudiziaria che coinvolge suo figlio Ciro, condannato un anno fa in primo grado per violenza sessuale di gruppo ai danni di una studentessa italo-norvegese. La sentenza è stata impugnata dalla difesa, ma il processo d’appello deve ancora iniziare.

Tornando alle ipotesi su un nuovo partito più a sinistra del campo largo, allo stato dell’arte chi potrebbe avere maggiore continuità politica con il Grillo delle origini è “Schierarsi” dell’ex deputato grillino Alessandro Di Battista. Tra i due non si sono interrotti i rapporti, ma non significa che ci sarà un’alleanza Grillo-DiBa. Occorre ricordare che Di Battista lasciò i 5s soprattutto in disaccordo con il sostegno che Grillo diede al governo Draghi. Evidenziando la sua impostazione politica più da militante all’opposizione che non da catalizzatore com’è invece Grillo, Di Battista ha detto che non crede nel bipolarismo e non considera l’attuale centrosinistra rappresentativo di un cambiamento radicale. Di base, però, un imprenditore visionario com’era Casaleggio all’orizzonte proprio non c’è.

Nel frattempo, tra i dilemmi programmatici del campo largo, che riguardano l’abisso delle posizioni tra Pd e M5s su nuove armi all’Ucraina e riarmo – anche se Elly Schlein si mostra dialogante dicendo: «Discuteremo con le forze alleate del programma comune, sono certa che troveremo l’accordo su tutto» e Conte dichiara al Tg3 «Sul conflitto in Ucraina sono fiducioso che si troverà un punto di caduta con gli alleati» – si cerca di capire se si farà uso delle primarie e come farle (gazebo e online). L’elemento che emerge dai sondaggi di Only Numbers è il giudizio dato dagli elettori di sinistra su chi vorrebbero oggi come leader rappresentativo: il 38,8% indica in Conte il profilo giusto per poter battere Giorgia Meloni nel 2027, con sempre meno fiducia in Elly Schlein che verrebbe scelta dal 24,7% del campione. Segue la sindaca di Genova Silvia Salis, data al 19,6% come terzo candidato. Remote le altre opzioni, da Renzi al 5,1%, Bonelli al 2,4% e Fratoianni sotto lo 0,5%.

Fonte: Sky TG24

Per il campo largo il tema chiave non è tanto la forza dei singoli partiti della coalizione, che resta complessivamente agli stessi livelli, ma l’elemento che cambia le carte in tavola è chi avrà la leadership, riuscendo ad aggregare più voti. «Meglio un terzo candidato frutto di un’intesa politica e niente primarie» dice Bonelli di Avs, che apre all’allargamento al centro.

Al momento la sfida logorante Schlein vs Conte è un continuo gioco a due, senza ancora un accordo per come risolvere la partita. «L’insistenza di Conte contro gli aiuti all’Ucraina fa pensare che sia più interessato a dividere la nostra coalizione che a fare lo sforzo di ritrovarci uniti intorno a un’idea di Europa» commenta Lia Quartapelle dell’area riformista del Pd. Dello stesso tono Riccardo Magi di +Europa, che non fa ancora formalmente parte del campo largo: «Se prevale la linea di Conte su Kiev noi non ci stiamo. Come leader della coalizione io ci vedrei meglio Schlein per questioni che considero dirimenti come quelle di posizionamento nei confronti dell’Europa».

Daniela Binello