Se perdonare può apparire come uno dei gesti più nobili dell’essere umano, dall’altro forse bisognerebbe chiedersi se tale azione risulti sempre intelligente

Perdonare è forse il gesto più difficile che un essere umano possa fare, indipendentemente dal proprio Credo. Certo, per noi Cattolici il Perdono rappresenta una delle componenti fondamentali dell’insegnamento Cristiano ma, senza voler mettere in discussione (e ci mancherebbe altro) gli insegnamenti di Nostro Signore, vorremmo provare ad analizzare che cosa può significare perdonare oggi, nel mondo che stiamo vivendo.

Tutto parte da due episodi analoghi. Il primo, accaduto un po’ di tempo fa, che vide il pestaggio di un professore dell’istituto superiore ‘Peano-Rosa’ di Nereto (Teramo) da parte di quattro studenti minorenni; il secondo, più recente, l’accoltellamento di una professoressa da parte di un tredicenne nella scuola ‘Giovanni Verga’ nel quartiere romano di Centocelle.

Fonte: Corriere della Sera

Fonte: Roma Today

Questi due episodi hanno avuto il medesimo finale: il perdono da parte delle vittime. Un comportamento che ha lasciato più di qualche perplessità nell’opinione pubblica. Prima di analizzare tale condotta è bene, forse, soffermarsi su come oggi siano cambiati determinati modi di agire, un tempo impensabili.

Nella nostra mente alberga ancora una sorta di spartiacque che determina le fasi della vita: si è bambini fino all’età di 12 anni; poi si entra nella fase dell’adolescenza (la più difficile) che termina intorno ai 17 per divenire ragazzi dai 18 fino ai 25/26 e poi giovani uomini o donne fino alla maturità dei 40 ecc. ecc.

Ebbene, per quanto riguarda il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, quindi 12/13 anni, forse nel 2026 questo concetto risulta obsoleto se non addirittura sbagliato. Sia chiaro, lungi da chi scrive ritenere che una bambina a quell’età si possa considerare una giovane donna, ma analizzando certi comportamenti qualche riflessione sorge spontanea.

Partiamo proprio dalle femminucce: venti, trenta o quarant’anni fa una dodicenne o tredicenne era tale sia da un punto di vista fisico che mentale. Adesso, anche per colpa di certi esempi che giungono da un mondo social che fa leva sull’ignoranza di questi ragazzini, le bambine o le appena adolescenti dimostrano 3-4 anni di più rispetto alla loro età anagrafica, per il modo in cui si atteggiano, si truccano e si vestono, Se, dunque, da un lato abbiamo uno sviluppo fisico che, in termini di statura, è molto più elevato rispetto a un tempo, dall’altro c’è il comportamento che fa il resto portandole a ‘bruciare’ tappe naturali.

Fonte: Dreamstime

Per quanto riguarda i maschietti, le cose non cambiano molto: se un tempo il massimo della trasgressione a tredici anni poteva essere quella di mettersi in bocca la prima sigaretta, oggi il bullismo (che in realtà è codardia) spinge questi ragazzini a sentirsi molto più grandi di ciò che sono e ad andare a scuola con un coltello nello zaino come se fosse la cosa più naturale del mondo. Anche in questo caso, un uso sconsiderato del web ha la sua enorme fetta di colpa!

Fonte: Mondosanità

E veniamo ai due casi citati. Due docenti che dovrebbero (a questo punto il condizionale è d’obbligo) rappresentare l’Autorità in una classe, sono stati aggrediti attraverso le classiche modalità dei vigliacchi che sono quelle del branco o dell’arma. Entrambi, però, hanno preferito non denunciare quanto successo ma anzi, comprendere e perdonare gli aggressori. Un atteggiamento che, apparentemente, potrebbe portare a lodare entrambi gli insegnanti ma siamo veramente convinti che in questi casi il perdono sia educativo?

Chi scrive più di qualche dubbio ce l’ha! Sì, perché se da una parte perdonare appare come uno dei gesti più nobili dell’essere umano, dall’altro forse bisognerebbe anche chiedersi se tale azione risulti sempre intelligente. In maniera più semplice: siamo convinti che il perdono appaia come un insegnamento volto a far vergognare questi giovani per le azioni intraprese o non sia, invece, un segno di estrema debolezza, paura e, di conseguenza, un semaforo verde per continuare con questi comportamenti delinquenziali? E a coloro che ancora non sono arrivati a tanto ma avrebbero l’inclinazione per certe forme di violenza che messaggio arriva?

Provando a fare un paragone apparentemente distante ma in verità molto vicino è come quando si va in un ristorante e ci si imbatte in ragazzini che corrono tra i tavoli, urlano e generano un profondo senso di fastidio. Il pensiero che si ha è quello di trovarsi davanti a bambini profondamente maleducati e a genitori ancora più incivili che, il massimo a cui possono arrivare, è richiamare con un filo di voce il proprio figlio o la propria figlia. Un tempo, quando educare voleva dire anche usare le maniere forti, il classico ceffone con le cinque dita ben stampate sulla guancia sarebbe partito automaticamente e questo non per comportamenti maneschi da parte dei genitori ma per criteri di educazione volti a rimanere impressi nella mente di quei bambini, futuri uomini e donne.

Ecco, oggi noi abbiamo dei ragazzini e degli adolescenti che sanno perfettamente, come nel caso del tredicenne, di non incappare in nessuna pena per via dell’età e, come se non bastasse, addirittura nel perdono della docente. Che tipo di idea potrà avere questo delinquente in erba dei rapporti umani nel futuro? Lo stesso dicasi per il branco di codardi che ha aggredito l’insegnante in Abruzzo.

Certo, però, che se davanti a determinate azioni la medaglia è quasi dietro l’angolo, non lamentiamoci poi del degrado umano a cui assistiamo ogni giorno. Perdonare non è sempre divino; spesso può risultare al pari del perseverare ossia diabolico!

Stefano Boeris