Più che mostrare l’orrore, il film ci mette davanti al modo in cui può essere trasformato in spettacolo
Dopo Venezia 83, Primetime è pronto per uscire nelle sale cinematografiche, dal 15 ottobre con I Wonder Pictures. L’esordio alla regia, per quanto riguarda il cinema di finzione, di Lance Oppenheim vede un cast stellare a raccontare uno spaccato della NBC, tratto da un articolo del 2007 pubblicato su Esquire. Il pezzo, intitolato “Tonight on Dateline This Man Will Die”, di Luke Dittrich, racconta la realizzazione della controversa serie televisiva “To Catch a Predator”.
Robert Pattinson interpreta il protagonista e conduttore televisivo Chris Hansen. Nel cast anche Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers. Si tratta di un thriller psicologico che segue un ambizioso giornalista televisivo pronto a tutto pur di fare ascolti. Il film racconta la sua ascesa e il successivo declino quando, per scalare le classifiche del primetime, ovvero la posizione in prima serata del palinsesto, si inoltra nel morboso mondo della cronaca nera e della giustizia fai-da-te, finendo per superare ogni limite etico e rimanere intrappolato nel suo stesso show. Una storia controversa che pone innanzitutto un dilemma morale: è giusto proclamarsi giustizieri per smascherare in tv pedofili? È giusto spettacolarizzare qualsiasi cosa per arrivare alle vette giornalistiche e televisive?

Fonte: IMDb
Oppenheim non dà risposte o giudizi morali, utilizza semplicemente il lungometraggio fiction per raccontare una storia realmente accaduto, andando ad ibridare così il suo passato da documentarista. E questo precedente ritorna, soprattutto nello stile estetico e visivo dell’opera, con una luce fredda e una patina che ricorda appunto il documentario, facendo credere per un attimo al pubblico che quello sullo schermo sia il vero Chris Hansen.
A rendere ancora più credibile questa costruzione ci pensa un cast particolarmente efficace. Robert Pattinson riesce a restituire un protagonista ambiguo e progressivamente inquietante, capace di passare dalla sicurezza del giornalista televisivo alla consapevolezza di essersi spinto oltre. Un plauso anche a Skyler Gisondo, che qui veste i panni di un giovane attore che, suo malgrado, finisce ad interpretare un ruolo decisamente troppo malato, che condizionerà in toto la sua vita.
Anche il resto del cast contribuisce a mantenere quella sensazione di realismo e tensione costante, evitando interpretazioni eccessivamente sopra le righe e rendendo ancora più disturbante ciò che accade sullo schermo. Primetime è coinvolgente, dinamico e tiene col fiato sospeso, in una storia che non ha bisogno di essere troppo esplicita per far capire quanto le azioni rappresentate siano agghiaccianti.
E proprio qui sta la sua forza: più che mostrare l’orrore, il film ci mette davanti al modo in cui può essere trasformato in spettacolo.
Laura Maddalozzo