Ammettiamolo senza alcun problema, questo referendum era un grande caos

I proponenti dei referendum chiedevano di cancellare leggi, o parti di esse, che principalmente loro stessi avevano scritto e varato. Temi assai complessi che avrebbero dovuto trovare un dibattito parlamentare in un percorso di riforme serio e strutturato.  Temi assai articolati su cui, l’opinione pubblica, anche la più istruita, avrebbe incontrato difficoltà. Figuriamoci quella italiana. Il referendum è stato più un tentativo politico, anch’esso più che legittimo, di porre alcuni temi al centro del dibattito. 15 milioni di persone si sono recati alle urne, di questi tempi un patrimonio, per il referendum poca roba.

I risultati poi sono ulteriore evidenza che il campo largo alle elezioni è un campo santo nella politica: troppi temi divisivi, poca capacità di aprirsi, tanta autoreferenzialità.

Il 5° quesito spacca il fronte, più di un Renzi qualunque.  Dibattito inesistente, almeno fino a 3 settimane dal voto, perciò, al centro del dibattito, il vuoto! Colpa di tutti, dai media ai cittadini. 

Fonte: Italia Informa

L’invito all’astensione è arma strategica usata tante volte, dal centro sinistra, dalla democrazia cristiana, oggi dal centro destra. Un invito superfluo. In un Paese privo di informazione, conoscenza e cultura della partecipazione, non serve invitare a fare ciò che riesce perfettamente bene; il nulla. 

E non serviva schernire la partecipazione con foto e grafiche del mare sui social, non da parte di forze politiche che, nella loro legittima attività, potevano offrire spunti nel merito, argomenti di dibattito, sottraendosi alle boutade da mediocri social media manager. Le democrazie occidentali balbettano, le classi politiche non rappresentano che alcuni gruppi, e la partecipazione si esaurisce tra un post ed un commento sui social. 

Non è bastato neanche il primo voto storico dei fuori sede. Il 30% è un risultato pessimo, che richiama la necessità di rivedere l’istituto referendario e soprattutto l’utilità di un quorum che con ogni probabilità non verrà mai più raggiunto. Occorrerebbe cancellarlo, abbassarlo, oppure proiettare la formula del 50% + 1 non agli aventi diritto al voto ma alla media di persone che il voto lo hanno esercitato nelle ultime elezioni politiche. 

Fonte: Linkiesta

E se davvero non bastasse a sollecitare una reazione, un sussulto, dopo 5 chiamate alle urne senza recarcisi, il diritto di voto dovrebbe essere tolto, così, giusto per far capire quanto i diritti non siano privilegi acquisiti ma conquiste da difendere. Al di là del referendum.

Alberto Siculella