I servizi segreti hanno spiato Cancellato?
In Italia si torna a parlare di libertà di stampa, e già questa non è una buona notizia. Da pochi giorni è infatti tornato alla ribalta il caso Paragon, scoppiato nel febbraio scorso, che riguardava il caso di sospette intercettazioni ad alcuni cittadini italiani. Mercoledì 4 giugno infatti il COPASIR, l’organo che esercita il controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti italiani, ha approvato una relazione che prova a fare luce e fornire spiegazioni sul famoso caso Paragon.
Nel febbraio scorso era infatti emerso che alcuni cittadini italiani, tra cui l’attivista Luca Casarini e il giornalista Francesco Cancellato, fossero stati spiati attraverso uno spyware denominato Graphite, fornito ai servizi segreti proprio da Paragon Solutions, un’azienda israeliana. Nonostante la relazione del COPASIR lasci aperti ancora molti interrogativi sulla vicenda, è necessario partire dai punti fermi.

Fonte: Fanpage
Non ci sono più dubbi sul fatto che Luca Casarini e Giuseppe Caccia, attivisti dell’associazione umanitaria Mediterranea Saving Humans siano stati intercettati da Graphite. Questa tesi, sostenuta sin dall’inizio e recentemente ribadita dal laboratorio interdisciplinare canadese The Citizen Lab, è stata infatti confermata dal COPASIR. Da quanto si legge nella relazione, le intercettazioni di Casarini sono iniziate nel 2019 sotto il secondo governo Conte con l’obiettivo di capire se Casarini e la sua ONG avessero contatti con organizzazioni criminali di scafisti o trafficanti riguardanti la gestione dei flussi migratori.
Sul tema si sono svolte anche alcune indagini giudiziarie, che vedono Casarini imputato per favoreggiamento illegale dell’immigrazione nel processo che avrà inizio ad ottobre. Le intercettazioni di Casarini sono proseguite con il governo Draghi e l’attuale governo Meloni, che per volontà del sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega ai servizi segreti Alfredo Mantovano, ha disposto l’utilizzo di Paragon per lui e per il suo collaboratore Giuseppe Caccia.
Molto più oscura è invece la vicenda che riguarda Francesco Cancellato, giornalista e direttore di Fanpage. Il 31 gennaio scorso, infatti, anche cancellato era stato avvertito da WhatsApp dall’attacco spyware subito dal suo telefono e si è sempre ritenuto che anche lui fosse stato intercettato tramite Paragon. In realtà le indagini condotte dal COPASIR hanno evidenziato come non vi sia stata nessuna attenzione da parte dei servizi di informazione per la sicurezza nei confronti del direttore di Fanpage, come anche riportato da Montovano al Copasir.
Questa ipotesi sembra confermata anche da The Citizen Lab, che dopo varie ricostruzioni molto contradditorie, ha recentemente stabilito che non vi sono tracce di Graphite sul suo dispositivo. Questo però, non escluderebbe in via di principio che Cancellato non sia stato vittima di intercettazioni illecite. Ad aver svolte attività illecite potrebbero essere stati i servizi di intelligence italiani, data l’opposizione politica di Fanpage all’operato del governo Meloni.
Oppure, non è da escludere che a sorvegliare Cancellato (nel caso in cui così fosse) siano stati agenti di servizi segreti stranieri per conto di quelli italiani, dal momento che l’Italia non ha pagato per evitare l’utilizzo di Graphite da parte di agenti esteri sui cittadini italiani.
Aldilà dei dubbi che ancora lascia, il rapporto del COPASIR ha sollevato una grande questione politica. Il governo Meloni, infatti, ha dichiarato di non aver utilizzato o spyware per controllare le attività di Cancellato, sostenendo inoltre di non avere i modi per risalire a chi lo abbia eventualmente utilizzato. Dal canto suo, l’azienda israeliana Paragon ha dichiarato che la possibilità di utilizzare questi mezzi è da loro concessa solamente ai servizi di intelligence, fatto che evidenzierebbe un’eventuale responsabilità del governo italiano in tale vicenda. In particolare,
Paragon ha sostenuto che il governo aveva il modo per determinare se lo spyware fosse stato utilizzato nei confronti di Cancellato, ma non ha voluto farlo.
Giulio Picchia
