I problemi profondi della mancata integrazione europea
“Tessere le fila del nostro destino comune è un dovere al quale non possiamo sottrarci”, queste erano state le parole di Mattarella in occasione dello Europe Day, giornata in cui si celebra la nascita – il 9 maggio 1950 – della Comunità Economica Europea, antenata dell’UE.
Nella visione dei futuri padri fondatori dell’Unione, l’accordo economico fra i Paesi era strumentale ad un’intesa più ampia, alla creazione di uno spazio politico e sociale unico, caratterizzato dalla condivisione di valori, principi ed obiettivi comuni.
Negli anni l’Unione ha mostrato tanti punti di forza, quante debolezze. Il dietro-front del Regno Unito ha rappresentato in qualche misura il fallimento del sogno europeo, ma anche una grande scommessa: l’occasione per dimostrare che nel contesto geo-politico attuale i singoli Stati non possono sopravvivere da soli.
Scommessa vinta? La pandemia è stata un banco di prova che ha destabilizzato gli equilibri politici. Nel 2021 gli effetti della Brexit sono diventati definitivi, e l’attenzione di tutti era volta proprio a prevedere la portata del loro l’impatto sull’economia. Le stime e le circostanze che si sono verificate lasciano riflettere.

Fonte: Leasenews
Sebbene ci si attendesse una decrescita del PIL del Regno Unito pari al 2,2%, a fronte dello 0,5% che sarebbe dovuto toccare agli Stati Membri, è vero però che entro la fine 2022 la Gran Bretagna è sostanzialmente riuscita a tornare ai livelli pre-pandemia, situazione che non si è assolutamente verificata invece negli Stati rimasti all’interno dell’unione. Questo grazie soprattutto alla fruttuosa conduzione della campagna di vaccinazione.
Difficile immaginare tanti piccoli Stati che, da soli, riescano a contrapporsi a super-potenze come Cina e USA o a cogliere sfide enormi come quelle che l’UE dovrà affrontare. Il dovere al quale non possiamo sottrarci, allora, è forse quello di costruire un’Unione diversa, che non tradisca le ragionevoli aspettative dei propri cittadini.

Fonte: RECONNECT
Il problema, tuttavia, rimane la distanza decisamente profonda, a livello culturale e linguistico, fra i vari stati che compongono l’UE, fattore che contribuisce in maniera determinante a far sì che le opinioni pubbliche dei vari paesi non sentano particolarmente forte la spinta a unificare e integrare i loro sistemi.
I vari popoli europei non sono, come sappiamo, per niente propensi a rinunciare alle proprie istituzioni nazionali a favore di istituzioni centralizzate europee, poiché non avvertono più di tanto questa prospettiva condivisa che li spinga verso un destino comune.
Alberto Fioretti
