La triste parabole delle Sardine ci insegna qualcosa sui nostri fenomeni politici nazionali

Tra le tante specie curiose e variopinte che hanno popolato l’oceano della nostra politica nazionale va annoverata senza dubbio quella delle Sardine. Tra le ultime loro uscite vi era stata quella del loro frontman e portavoce Mattia Santori, poi confluito nel gruppo Pd nel consiglio comunale di Bologna nel quale era stato eletto, il quale, nel momento dell’insediamento del Governo Draghi aveva parlato di “governo paradossale e di Draghi come “una sconfitta della politica”, oltre che simbolo della dipendenza dai mercati.

Eppure, prima di questa gloriosa quanto sterile uscita, le Sardine sembravano annegate o, quantomeno, migrate in mari remoti.

Nate come movimento di attivismo politico nel novembre 2019, partirono col fronteggiare il centro-destra nella campagna elettiva regionale emiliano-romagnola del 2020, fino a rappresentare l’arma contro il populismo e il sovranismo di destra, l’odio e la violenza verbale.

Riuscirono a riempire Piazza Maggiore a Bologna il 14 Novembre (lo stesso giorno del comizio di Salvini e Borgonzoni al Paladozza), per poi passare in tante altre piazze italiane, tra cui: Modena, Firenze, Milano, Torino, Napoli, Palermo.

Fonte: Quotidiano Nazionale

Indubbiamente un’ascesa imponente, arrestatasi bruscamente il 26 maggio 2020, con l’annuncio di una “pausa di riflessione”, per poi tornare all’attacco col “No” referendario e con la successiva possibilità̀, poi decisamente tramontata, di una loro rinascita per le amministrative del 2022.

Fatto sta che, di base, molti degli ideali delle “6000 Sardine” appaiono giusti, condivisibili, in particolar modo alla luce della volontà̀ di rivoluzionare una comunicazione politica ormai decadente e incattivita.

Forse, però, la realtà̀ della loro critica si sarebbe dovuta indispensabilmente contaminare con la politica per incidere, non riuscendo altrimenti ad affondare le sue radici e rischiando di macchiarsi di immobilismo, finendo per scomparire nell’ignoto. Obiettivo che, almeno per ora, pare abbiano quasi irrimediabilmente raggiunto. Adriano Dossi, il loro capo ufficio stampa, aveva affermato, a suo tempo: “Ci rivedrete”.

Fonte: Piacenza 24

Questa dichiarazione, che alle orecchie di qualsiasi persona di buon senso non poteva che suonare come una formidabile minaccia, si è tuttavia rivelata una “voce dal sen fuggita”, dacché gli dèi sono stati clementi e ci hanno risparmiato questa ennesima risibile sciagura.

Fonte: Open

Infatti, quantunque mossi da ideali e da intenzioni tutto sommato positivi, la superficialità e assenza di analisi di cui erano sottese tutte le loro esternazioni e prese di posizione li squalificavano come attore politico serio in grado di dare una reale scossa alla nostra politica e invertire quei fenomeni disfunzionali e patologici di cui tanto ci lamentiamo noi italiani.

Ad anni di distanza quel movimento tanto osannato e portato in trionfo, specialmente nel momento in cui ha offerto un valido ausilio al Centro-sinistra in Emilia-Romagna, è completamente evaporato, tanto che la maggior parte delle persone farebbero fastidio a richiamare alla mente quella realtà che per qualche settimana si è guadagnata le prime pagine di tutti i giornali nazionali.

Alberto Fioretti