Tra le persone non serpeggia la paura della guerra e questo, probabilmente, perché veniamo da tanti anni di pace, garantita da politici di alto livello
Mai come in queste ore il mondo è vicino ad una guerra totale. In questi tre anni, prima Putin che ha invaso l’Ucraina per ricostituire la Grande Russia, poi Israele che si è difeso da un feroce attacco terroristico organizzato da Hamas con i soldi dell’Iran, hanno creato le condizioni per una guerra totale. Purtroppo, gli appelli che sono arrivati da più parti per un cessate il fuoco, primo passo per la pace, sono caduti nel vuoto perché nessuno dei contendenti vuole la pace e ognuno vuole raggiungere la vittoria. Putin conquistando più terreno ucraino possibile, Israele eliminando il terrorismo di Hamas e adesso l’Iran, il nemico storico di Israele e del mondo occidentale.

Fonte: Geopop
Con l’avvento di Trump, che aveva promesso la pace in poche settimane, il rischio di guerra totale aumenta perché lascia intendere che parteciperà anche lui alla guerra contro l’Iran, a fianco d’Israele. In queste ore le portaerei americane si stanno piazzando nel mediterraneo, un modo per fare pressione sull’Iran per arrendersi senza condizioni.
In questo scenario l’Europa non riesce ad avere un ruolo importante e i Paesi Arabi mantengono un silenzio assoluto accettando che Israele faccia il lavoro sporco contro il terrorismo e contro l’Iran. Insomma, una situazione sempre più grave che vede la mancanza di una seria volontà di pace che, ricordiamocelo sempre, si ottiene con la politica e la mediazione e non con banali parole d’ordine, come si cerca di fare in Italia.

Fonte: Torino Cronaca
I pacifisti da salotto, capitanati da Conte che, ricordiamolo sempre, da Premier si è impegnato ad aumentare le spese per gli armamenti. Adesso lo troviamo alla ricerca di voti, in testa ai cortei invocando meno armi e più ospedali. E qualcuno uno così lo chiama pure statista.
Sulla guerra i partiti fanno politica strumentalizzando le tragedie che vediamo e alle quali ci siamo pure abituati. Il Pd, paralizzato dalle divisioni interne che, comunque non emergono, da una parte tengono la barra dritta mantenendo la storica posizione filoccidentale, dall’altra spinti dal radicalismo della Slain competono con Conte per chi è più pacifista.

Fonte: Città Nuova
Renzi ormai convintosi che il campo largo a sinistra è l’unica strada per uno strapuntino, dice sempre il contrario della Meloni. Purtroppo, è diventato una macchietta.
La maggioranza tiene la posizione della Premier, sempre più protagonista in campo internazionale. Incassato il fallimento dei referendum, una disfatta per il sindacato e la sinistra, riesce a mettere in secondo piano i problemi del Paese, dovendo seguire le tensioni internazionali. E si sa dare risultati ai cittadini in questo scenario internazionale è sempre più difficile.

Fonte: il manifesto
Per chi segue la politica e le vicende che condizionano la nostra vita, stride la gravità della situazione con il solito teatrino italiano dove Salvini cerca di arginare la caduta della Lega, mettendo in difficoltà la Meloni, non capendo che i guastatori non vanno di moda. I cittadini vogliono serietà nel governare e risultati, non polemiche strumentali per arraffare qualche voto in più.
La cosa che registro è che tra le persone non serpeggia la paura della guerra. Certo si è preoccupati, certo si è sgomenti davanti alle stragi di civili a Gaza e Ucraina, ma la vita continua senza drammatizzare più di tanto. Forse non siamo abituati al pensiero che la guerra potrebbe colpire anche noi, veniamo da tanti anni di pace, garantita da politici di alto livello.

Fonte: RaiPlay
A noi non resta che sperare che anche in Italia si abbandoni la strada della demagogia per posizionarsi contro la guerra, perché la pace si ottiene non con la piazza ma con una seria politica che tenga conto delle esigenze di tutti.
FRANGES
