Un romanzo che è molto di più di una storia che fa confluire più personaggi all’interno della narrazione e della rivisitazione di un periodo storico particolare, quello riconducibile all’Italia degli anni ‘80

Ancora un grande successo per un romanzo “fuori serie” di Maurizio de Giovanni. Infatti, dopo il best seller “L’antico amore”, lo scrittore napoletano si conferma autore di grande duttilità e capacità narrativa, anche al di fuori della sua comfort zone legata alle vicende dei suoi romanzi seriali famosi come “Il commissario Ricciardi”, “I bastardi di Pizzofalcone”, “Sara” e “Mina Settembre” tutti tradotti in fiction televisive di grande successo.

L’orologiaio di Brest, il titolo di questo suo nuovo romanzo, è molto di più di una storia, articolata e varia, che fa confluire più personaggi all’interno della narrazione e della rivisitazione di un periodo storico particolare, quello riconducibile all’Italia degli anni ‘80 e alle traiettorie di vita dei vari protagonisti. Il libro è, a mio parere, non solo una grande metafora sul tempo nelle sue varie articolazioni e nei suoi significati come peraltro sottolineato sia dall’autore che dalle recensioni relative. Esiste, è vero, il tempo della Storia, quello delle persone, degli ideali, delle ingiustizie e delle contraddizioni, della normalità di vite inconsapevoli di quanto accaduto prima del loro tempo presente e di quanto accade intorno a loro. Ma la vera rivelazione del libro è che anche il tempo a sua volta è una rappresentazione metaforica, contenitiva, degli ingranaggi, individuali, collettivi, sociali che si muovono al suo interno e che lo rendono vivo e reale.

Fonte: Feltrinelli

Le persone, le loro emozioni, i desideri, le delusioni, gli ideali e le speranze sono gli ingranaggi che muovono la Storia e le storie e quindi muovono il tempo, gli dànno vita e spessore, lo rendono protagonista dominante sul palcoscenico della vita. E, riprendendo una similitudine, quello che può accadere in teatro, laddove gli attori, gli interpreti dell’opera rappresentata, dànno valore all’autore e alla storia più che al loro esistere in quanto interpreti attivi.

Fonte: Feltrinelli Editore

E così possiamo affermare, usando ancora una metafora, che Maurizio de Giovanni si conferma perfetto costruttore dei suoi ingranaggi narrativi e di personaggi e storie che ne rappresentano il funzionamento, il meccanismo e le lancette di uno stile narrativo che non sa essere immobile o immobilizzato. È uno stile che deve e può spaziare nel tempo, nella fantasia, nella creatività, nella visione di altro e di altri, in cui il tempo sa essere coprotagonista delle storie, al pari dei personaggi, entrambi legati alle ruote dentate delle trame narrative, dei desideri e delle evoluzioni del suo autore.

Giuseppe Fabiano