Gli specchi di Joana Vasconcelos a Roma per la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti
Passeggiando per il centro di Roma può succedere di tutto, come imbattersi in una maestosa maschera di specchi in Piazza Mignanelli. È “I’ll Be Your Mirror”, la prima installazione del progetto VENUS, il nuovo programma di arte diffusa promosso da PM23 con il supporto della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti.
L’opera, firmata dall’artista portoghese Joana Vasconcelos, segna l’avvio di un percorso culturale che intende intrecciare arte contemporanea, moda e impegno sociale, restituendo bellezza e vivibilità al tessuto urbano della capitale. Con I’ll Be Your Mirror, PM23 inaugura la sua nuova dimensione pubblica: non più soltanto un luogo espositivo, ma un centro di irradiazione culturale che porta l’arte fuori dalle sue mura e la posiziona nel cuore pulsante di Roma.

Venus, Joana Vasconcelos – Fonte: Laura Spadella
Il progetto Venus è infatti pensato come un percorso diffuso, destinato ad ampliarsi nelle prossime settimane in vari punti della capitale, in un’azione di rigenerazione urbana resa possibile grazie al patrocinio di Roma Capitale e del I Municipio. L’idea è quella di offrire alla città una serie di interventi che non decorano semplicemente lo spazio urbano, ma lo interrogano. L’arte come strumento di lettura della realtà, come gesto civico, come riscrittura temporanea del paesaggio condiviso. Joana Vasconcelos ha sviluppato una serie di opere collettive e installazioni site-specific che rielaborano i codici creativi di Valentino, offrendo una lettura contemporanea dell’eredità estetica della maison.
Nelle sue opere, spesso dedicate alla condizione femminile, l’artigianato dialoga con l’estetica pop, la memoria collettiva con l’ironia glamour, il gesto domestico con la monumentalità. Ed è per questo che è stata scelta per guidare questo nuovo capitolo della storia culturale di PM23. Classe 1971, cresciuta tra Parigi e Lisbona, è stata la più giovane e unica artista donna invitata a esporre alla Reggia di Versailles nel 2012 e ha rappresentato il Portogallo alla Biennale di Venezia del 2013 con Trafaria Praia, il primo padiglione galleggiante della storia della rassegna. Joana Vasconcelos è stimata proprio per la sua capacità di unire linguaggi e materiali distanti, trasformando oggetti quotidiani o materiali industriali in opere di grande forza visiva e simbolica.
È in questa poetica che si inserisce la gigantesca maschera, una scultura composta da 255 modanature barocche in bronzo e 510 specchi sovrapposti. Un’architettura complessa e luminosa che cambia a seconda della luce, dell’ora del giorno, del movimento dei passanti. Chi attraversa Piazza Mignanelli non può sottrarsi al gioco dei riflessi: la scultura cattura e restituisce frammenti di identità, ricombina volti, prospettive e colori. È un invito a riconoscersi e a disconoscersi, a vedere come l’individuale si intreccia e si confonde con il collettivo. Nessuno dei passanti resiste alla curiosità di avvicinarsi e guardare il proprio riflesso moltiplicarsi tra gli specchi.

Venus, Joana Vasconcelos – Fonte: Laura Spadella
La materia dell’opera diventa essa stessa narrazione: il bronzo barocco richiama il patrimonio storico della città, mentre la superficie specchiante introduce un linguaggio contemporaneo, immediato e partecipativo. Fragilità e opulenza, tradizione e modernità si intrecciano in un’unica presenza scultorea che sembra dialogare con la piazza. Per PM23 e Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, Venus va oltre la dimensione dell’installazione artistica.
L’obiettivo è quello di promuovere una filantropia culturale che non sia solo sostegno, ma presenza attiva nella città; una cultura capace di costruire relazioni, generare valore, restituire cura e bellezza allo spazio pubblico. Roma non è qui soltanto lo scenario, ma la protagonista di un racconto in cui la creatività diventa strumento di inclusione e partecipazione.
Venus vuole invitare il pubblico a riscoprire la città con occhi nuovi, a ritrovare stupore nei luoghi conosciuti, ad abitare lo spazio urbano come territorio di dialogo. La grande maschera di specchi non appartiene a nessuno, eppure rappresenta tutti.
Una scultura monumentale che non chiede solo di essere osservata, ma di osservare a sua volta, restituendo della città un’immagine frammentata, moltiplicata, viva.
Laura Spadella
