I mondiali 2026 sono stati caratterizzati da varie forme di spettacolo, vere e proprie “americanate” degne di un “Super Bowl”, assolutamente slegate dalla tradizione calcistica e dai relativi valori sportivi
La Spagna ha con pieno merito conquistato la Coppa del Mondo edizione 2026. Una affermazione non certo casuale, legata ad un progetto a lungo termine impostato dalla federazione iberica che ha investito sul tecnico Luis De la Fuente la crescita costante di una nidiata di talenti apprezzata per la perfetta organizzazione e identità di gioco basato sul palleggio e sul possesso palla. È il secondo successo delle “Furie Rosse” dopo quello del 2010 conquistato in Sud Africa, anche in questo caso in qualità di campioni europei in carica.
Una zampata di Ferran Torres, su perfetto assist aereo di Nico Williams, in avvio del secondo tempo supplementare ha deciso le sorti di Spagna-Argentina, una finale contrassegnata da una differenza abissale tra le due squadre in campo, lucida e proattiva quella iberica, Isterica e stanca quella sudamericana, incapace di impostare una minima trama di gioco, intenta solo a raggiungere in qualche modo i calci di rigore nel tentativo di conquistare immeritatamente il Mondiale attraverso la lotteria degli 11 metri.

Fonte: Sky Sport
A suggello dell’affermazione delle “Furie Rosse” si evidenzia il percorso non certo agevole per l’approdo in finale, connotato da vittorie contro rappresentative di tutto rispetto come Uruguay, Portogallo, Belgio e Francia. Eppure, l’inizio iberico non è stato dei più felici, nella gara di esordio un deludente 0-0 contro la sorpresa Capo Verde. Le critiche successive al debutto sono state smentite dai fatti nelle partite successive in un crescendo rossiniano il cui apice è stato raggiunto nella semifinale giocata magistralmente contro la Francia.
L’Argentina è arrivata al match finale dopo un iter travagliato composto di vittorie raggiunte con grande sofferenza. Ai sedicesimi un rocambolesco 3-2 ottenuto ai supplementari contro Capo Verde, agli ottavi un successo immeritato al fotofinish contro l’Egitto, ai quarti un’altra vittoria ai supplementari contro la Svizzera ridotta in 10 uomini. La gara di semifinale vinta contro l’Inghilterra ribaltando il risultato con un’ottima prestazione nel secondo tempo aveva dato l’illusione per una finale ad alta intensità. Un applauso particolare merita Leo Messi, grande campione di correttezza in campo, autore a 39 anni di ben 8 gol e 4 assist nel corso del Mondiale.

Fonte: ANSA
Al terzo posto si è classificata l’Inghilterra dopo lo spettacolare 6-4 nella “finalina” contro la Francia. La formazione britannica è apparsa in grande spolvero per tutta la competizione, eccezionale la prova offerta nella gara dei quarti di finale contro la Norvegia, la squadra rivelazione di questa edizione dei Mondiali. A rovinare le premesse la partita di semifinale contro l’Argentina, segnata da scelte deleterie e inspiegabili del tecnico Tuchel di indietreggiare la squadra a protezione dell’area di rigore favorendo il successo dei sudamericani. Un encomio particolare merita Jude Bellingham, talento eccezionale per tecnica, corsa ed intelligenza tattica.

Fonte: Open
È terminata solo quarta la favorita Francia, composta da tantissimi campioni e del formidabile Kylian Mbappe autore di otto reti come nel Mondiale 2022. I transalpini hanno palesato i propri limiti sia di gioco che di scarsa coesione dei giocatori in campo andando incontro ad una debacle pesantissima in semifinale contro la Spagna che ha impartito ai supponenti galletti una severa lezione di calcio.
In questo mondiale si è particolarmente distinta la Norvegia che ha mostrato un’ottima organizzazione di gioco, non solo fisico ma anche buona tecnica, a prescindere dal suo fortissimo centravanti Erling Haaland. Hanno invece deluso il Brasile di Carlo Ancelotti che sta attraversando una singolare crisi di talenti e la Germania arrivata a fine ciclo.
I mondiali 2026 sono stati caratterizzati da varie forme di spettacolo, vere e proprie “americanate” degne di un “Super Bowl”, assolutamente slegate dalla tradizione calcistica e dai relativi valori sportivi. Avremmo volentieri fatto a meno del countdown del pubblico a suggellare l’inizio partita così come all’insulsa esibizione di artisti e cantanti nell’intervallo della finale durato ben 27 minuti. Il calcio è diventato un business, sono tanti e forti gli interessi economici a minarne l’essenza e la credibilità. Come non avremmo voluto assistere all’intervento del Presidente degli USA presso il numero 1 della Fifa per indurlo, con successo, a non comminare una giusta squalifica ad un calciatore statunitense.
Gian Luca Cocola
