Piangiamo la scomparsa non solo per le sue immense doti tecniche, ma anche e soprattutto per le sue indiscutibili qualità umane

Il 31 luglio scorso all’età di 66 anni ci ha lasciato Franco Baresi, colonna storica del Milan, uno dei più grandi difensori di tutti i tempi. Ne piangiamo la scomparsa non solo per le sue immense doti tecniche, ma anche e soprattutto per le sue indiscutibili qualità umane, campione in classe, stile, correttezza, signorilità. Era un leader educato e silenzioso, bastavano poche parole o addirittura una semplice occhiata per far emergere la sua personalità riconosciuta in campo e fuori. Soprannominato Kaiser Franz in quanto degno erede di Sua Maestà Franz Beckenbauer, il cui accostamento era appropriato per il ruolo, per l’eleganza in campo e soprattutto per il carisma.

Fonte: Wikiquote

La vita non è stata clemente con Franco che perse entrambi i genitori in età adolescenziale. Ebbe la forza di non abbattersi, trovando conforto nel legame con le sorelle e con i fratelli (tra cui Beppe anche lui calciatore di alto livello). Rifiutato dall’Inter perché giudicato gracile, entrò nelle giovanili del Milan, facendo intravedere ben presto il suo innato talento nel saper comandare la difesa anche in virtù di un imparagonabile senso della posizione e di una straordinaria velocità nei recuperi.

A soli 19 anni il “Piscinin”, come veniva soprannominato all’epoca, contribuì pesantemente allo scudetto della stella del Milan. Grandi meriti vanno attribuiti a Nils Liedholm, il quale ebbe il coraggio di puntare sul giovane Baresi per un ruolo così delicato quale quello del libero. Arrivarono i momenti bui per la squadra rossonera, retrocessa per ben due volte in serie B. Franco, nonostante la corte di grandi club, non abbandonò il Milan dando ampia prova di fedeltà al club meneghino di cui divenne una bandiera. Il suo enorme talento non passò inosservato a Bearzot il quale lo convocò in Nazionale nonostante giocasse nella serie cadetta. In quegli anni Franco non poteva pretendere una maglia da titolare dato che nel suo ruolo veniva schierato un mostro sacro come Gaetano Scirea, anche lui di carattere taciturno e dotato di grande personalità. Da ricordare che Baresi era nella rosa della Nazionale Italiana che trionfò nel mondiale spagnolo del 1982.

L’avvento di Silvio Berlusconi alla presidenza del Milan segnò per Franco la svolta della carriera con il conseguimento di una serie interminabile di successi (6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni /Champions League, 2 Coppe Intercontinentali, 2 Supercoppe Europee, 4 Supercoppe Italiane, a cui si aggiunge una Mitropa Cup risalente ai tempi della serie B). Baresi divenne il capitano di quella splendida squadra, guidata prima da Arrigo Sacchi e poi da Fabio Capello, che seppe esprimere un gioco moderno, basato su una intensa fase difensiva, sulla forza del centrocampo e su attaccanti di alto profilo, primi tra tutti Gullit e Van Basten. Franco era il “ministro della difesa”, un metronomo perfetto nel saper scandire i movimenti del gioco a zona e nell’azionare la trappola del fuorigioco (leggendario al riguardo il suo braccio alzato ad indicare l’off side). Ebbe il grande merito di elevare il rendimento dei difensori centrali che gli giocavano accanto, come Filippo Galli, Billy Costacurta e il centrocampista olandese Frank Rijkard quando veniva schierato nella retroguardia. Una linea difensiva fantastica che annoverava altri due campioni sulle fasce, come Mauro Tassotti e Paolo Maldini che raccolse in eredità la fascia di capitano. Franco giocò solo con il club rossonero totalizzando 719 presenze in gare ufficiali. La mitica maglia numero 6 rimase sulle sue spalle per 20 stagioni di fila ed in suo onore venne ritirata nel 1997 al termine della sua straordinaria carriera. Nel 1989 arrivò secondo nella classifica del Pallone d’Oro dietro al suo compagno di squadra Marco Van Basten. Per compensare la mancata vittoria, Silvio Berlusconi gli fece realizzare un pallone d’Oro personalizzato.

Fonte: IFFHS

Baresi in Nazionale sfiorò il successo nei mondiali statunitensi del 1994. Cominciò male la sua avventura americana in quanto si ruppe il menisco nella seconda partita del girone eliminatorio contro la Norvegia. Operato in artroscopia, ebbe la forza di rientrare in campo 24 giorni dopo l’infortunio per disputare la finale a Pasadena contro il Brasile fornendo una prova maiuscola seppur vittima di crampi. Il match venne deciso ai calci di rigore e purtroppo Baresi, come Roberto Baggio, sbagliò dagli undici metri il tiro decisivo che avrebbe consegnato la coppa all’Italia. Commoventi le sue lacrime a fine gara per un obiettivo sfumato, nonostante la sua determinazione, a pochi passi dal traguardo.

Quelle lacrime che oggi sono le nostre nel ricordarlo con gratitudine e affetto. Ciao Franco.

Gian Luca Cocola