La riscoperta delle cose semplici, della convivialità, della comunicazione diretta e non filtrata dai social: questa è anche la realtà del piccolo Borgo di Carnaiola

C’è stato un tempo in cui la felicità portava il volto delle città metropolitane, della ricerca spasmodica dei soldi e del successo. Ma quel vuoto di rapporti umani, dell’incapacità di comunicazione hanno invertito la rotta ed adesso sono i piccoli paesi che diventano la scelta per dove vivere e mettere famiglia. È la riscoperta delle cose semplici, della convivialità, della comunicazione diretta e non filtrata dai social.

Questa è anche la realtà del piccolo Borgo di Carnaiola, a 150 chilometri da Roma, situato su un colle, nel comune di Fabro in provincia di Terni. Qui il tempo ha cambiato direzione, ed ha scritto un’altra storia.

Il paese, dopo un periodo di spopolamento, è tornato a nuova vita, questo grazie a molti ragazzi che hanno preso in mano la realtà realizzando molteplici eventi ed iniziative musicali e culturali. In modo particolare il paese è la meta preferita degli stranieri che hanno comprato e ristrutturato vecchie abitazioni.

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Olandesi, francesi, inglesi, americani, estoni, iraniani, questa la nuova comunità che popola il borgo, che si dispiega dal medievale Castello. Tuttavia, le cronache narrano che già in epoca romana vi esisteva una fortezza presso il ponte del Muro Grosso, una chiusa realizzata per volere dello stesso Nerone nel 65 d.C. per limitare i danni del fiume Chiani nell’immettersi nel Tevere. Il Castello per oltre 250 anni fu di proprietà dei Conti di Marsciano che nel Seicento ne fecero un palazzo signorile.

Oggi è di proprietà privata della famiglia Dal Savio. A poca distanza dal paese si trova la chiesina della Beata Vanna, inserita all’interno di un agriturismo eco sostenibile. Grazie alla caparbietà di una giovane coppia siciliana, che ha investito e dato vita ad un posto incantevole dove la bellezza paesaggistica si sposa con l’eleganza e raffinatezza della struttura. Fiore all’occhiello dell’agriturismo è la cucina tipica umbra realizzata con prodotti biologici ed a chilometro zero. Da qui si scopre una vista di impareggiabile suggestione che spazia dal Castello di Carnaiola alla maestosa e rigogliosa vallata attraversata dal fiume Chiani.

La Pieve della Beata Giovanna, detta Vanna, era il luogo di nascita nel 1264 della mistica, venne eretta con la manovalanza gratuita di tutti i contadini. Nata da una famiglia di nobili decaduti e rimasta presto orfana di entrambi i genitori, fu cresciuta dagli zii, rinunciò al matrimonio per entrare in convento come terziaria domenicana. Fin da piccola si dedicò al ricamo, di cui divenne una sapiente esperta. È la Patrona Nazionale delle sarte e ricamatrici.

Ogni anno il 23 luglio, data della sua morte avvenuta nel 1306 ad Orvieto, si tiene in suo onore la messa presso la chiesina ed una magnifica processione per le vie del borgo. Il culto della mistica è molto sentito tra la popolazione del paese ma anche in tutto l’alto orvietano.

Anche la pieve, ad una sola navata dove all’interno si trova un affresco che ritrae la Beata è di proprietà privata; tuttavia, è aperta al pubblico e visitabile.

Sonia Terzino