Quali sono i margini della creazione di una vera alleanza fra le forze che comporranno il centro-sinistra?
La possibilità per il centro-sinistra, in vista delle elezioni del prossimo anno, di farsi percepire come una vera e propria alleanza, come un organismo dotato di una sua identità precisa e credibile, risulta estremamente limitata. Per quanto vi sia un sentire simile, specialmente su alcuni temi, e una buona chimica fra i due leader principali dello schieramento, le dinamiche che li separano sono decisamente profonde e radicate.
La goffa dissimulazione su un tema come la guerra in Ucraina, che ha costituito l’ossatura della loro strategia sull’argomento, non può essere certamente sufficiente a trasmettere un’idea di unità, progetto comune e principio a cui orientare la propria azione a lungo termine.
Sui temi economici, nonostante l’indubbia riduzione della distanza che è seguita all’avvicendamento fra Letta e Schlein, le differenze rimangono profonde e difficilmente superabili, soprattutto con alcune anime del Partito Democratico, che non è certo un monolite, per non citare nemmeno Verdi e Sinistra e Italia Viva ed eventualmente più Europa.

Fonte: Fanpage
Un’altra partita importante si giocherà sulle primarie che indicheranno la guida dello schieramento, teoricamente pianificate per i prossimi mesi. Infatti qualsiasi candidato dovesse trionfare (gli unici due realistici per il momento risultano i leader dei due partiti più grandi della colazione) imprimerà all’alleanza giocoforza un carattere in sintonia con le politiche e la sensibilità della propria comunità politica, rischiando di infastidire gli altri partiti che ormai da molti anni sono abituati a guardarsi in cagnesco e percepissi come nemici piuttosto che come alleati facenti parte di un unico organismo e, per mutuare un’espressione oggi decisamente desueta e fuori luogo, una comunità di destino.
Come accennato prima la soluzione alla guerra in Ucraina e più in generale la visione sui rapporti con la Russia e altri attori extra-europei sembrano essere caratterizzate da opposizioni talmente profonde e, su alcune tematiche, abissali che difficilmente potranno essere appianate nella sostanza. Le prese di posizione proposte al proprio elettorato, non fosse altro, collidono e stridono in maniera talmente vigorosa che non si intravede come una qualsiasi evoluzione in qualsiasi direzione possa superare questa impasse. Se includiamo Verdi e Sinistra e Italia Viva (e forse alcune altre forze centriste) nell’equazione ci rendiamo conto che la probabilità di dare vita a un progetto comune è prossima allo zero.
Il tuonare contro i rischi rappresentati dalla Russia e da altri attori geopolitici dipingendo un futuro a tinte fosche qualora non si proceda all’annichilamento e all’’umiliazione di questi soggetti, fra cui spicca per prossimità geografiche e per le sue indubbie responsabilità recenti la Russia guidata da Putin, difficilmente potrà essere conciliata con l’atteggiamento decisamente più accomodante e dialogante del Movimento 5 Stelle e Verdi e Sinistra.
D’altra parte, come abbiamo ormai ampiamente compreso e come sempre in buona sostanza accade nel nostro paese, la sfida elettorale del prossimo anno si giocherà tutta su chi arriverà ai nastri di partenza con la vettura meno scalcagnata e malmessa e non certo su chi eccellerà e brillerà, entusiasmando gli italiani e facendoli sognare.
Alberto Fioretti