Cosa suggerisce e cosa sconsiglia l’alleanza fra Futuro Nazionale e il blocco dei partiti del Centro-destra?
La premier dovrà decidere nei prossimi mesi se includere o meno per parte sua l’ingombrante e rumoroso Futuro Nazionale nello schieramento di centro-destra. Ovviamente il suo nulla osta non sarà sufficiente a dare vita allo schieramento allargato di centro-destra dal momento che il generale Vannacci si potrà sempre rifiutare per svariati ordini di ragioni di prendere parte alla coalizione.
Le elezioni dell’autunno 2027 si svolgeranno fra un anno preciso e questo vuol dire che entro sei-otto mesi al massimo si dovrà pervenire ad una decisione definitiva sull’alleanza o meno fra le suddette forze. Le ragioni che spingono la Meloni ad allearsi con Vannacci non potrebbero essere più evidenti, tanto più che secondo tutti i sondaggi al momento il centro-sinistra avrebbe addirittura un vantaggio teorico (teorico dal momento che alcune alleanze piuttosto forzate e innaturali potrebbero rendere difficile la somma algebrica delle percentuali dei singoli partiti).
Non v’è dubbio che un peso elettorale ad oggi sondato prossimo all’8%, possibilmente anche più consistente di quanto gli istituti riescano a rivelare, che potrebbe, se non dovrebbe, inoltre crescere almeno di qualche punto percentuale nei prossimi mesi, rischierebbe di configurarsi come ago della bilancia destinato a far perdere o in caso contrario trionfare l’attuale schieramento di governo. Come per il caso del centro-sinistra occorre considerare che limitarsi a addizionare le percentuali, peraltro teoriche, non è una pratica molto prudente e accorta. Inoltre, per entrambi gli elettorati, oltre che le classi dirigenti dei partiti, a questo punto presenterebbe più di un problema l’alleanza con l’altra parte, perché l’elettorato di centro-destra e i loro rappresentanti sono mesi che si sentono apostrofare in ogni modo da tutti i componenti di Futuro Nazionale; gli epiteti più tipici sono “Sinistra non alla moda” e “Destra slavata”.

Fonte: L’Unità
È fin troppo evidente di contro che per l’elettorato di Vannacci, qualora in maniera schiacciante proveniente storicamente dalle varie incarnazioni della destra italiana e sebbene lo stesso Generale fino a pochi mesi fa ne era parte integrante, ricoprendo la carica di vicesegretario nazionale della Lega, non sarebbe agevolissimo accettare un ritorno nella casa del padre, una alleanza con il centro-destra. Infatti, al netto di espressioni più concilianti che ricordavano che qualora il centro-destra smettesse di fare il centro-sinistra e raddrizzasse la bussola, ritornando alle sue politiche tradizionali, Futuro Nazionale sarebbe ben felice di tornare a far parte della comunità a cui da ultimo apparterrebbe, il tono del rimprovero non è stato esattamente bonario e si è di fatto tracciata e si sta radicando una profonda percezione di alterità in un movimento peraltro fortemente pervaso di una vena autenticamente anti-sistema, che vorrebbe sparigliare le carte e portare il paese verso una profonda ed energica rigenerazione.
Stesso discorso, come accennato prima, va riferito a un partito come Fratelli d’Italia che, ad onta della sua provenienza e della sua storia anche piuttosto recente, ha mutato pelle piuttosto velocemente e faticherebbe a riconciliarsi ideologicamente, per quanto sia sana e auspicabile una differenza fra i vari partiti all’interno di un qualsiasi schieramento, con il partito guidato dall’europarlamentare pi famoso d’Italia. Questo senza nemmeno citare la contrarietà ancora più radicale e sostanziale, d’altra parte ricambiata, di Forza Italia e Lega nei confronti di Futuro Nazionale, il quale, per ragioni diverse, risulta profondamente inviso alla leadership dei due partner di minoranza della coalizione centro-destra.
Alberto Fioretti