Francesco Gesualdi se n’è andato venerdì scorso, a 69 anni, dopo il malore che lo aveva colpito alla Mostra del Cinema di Venezia
Scrivere questo pezzo è per me difficile. Francesco l’ho conosciuto, e la sua generosità, la sua gioia di vivere mi hanno travolto come accade con le persone che entrano nella tua vita senza bussare, portandosi dietro tutta la luce della stanza.
Francesco Gesualdi se n’è andato venerdì scorso, a 69 anni, dopo il malore che lo aveva colpito alla Mostra del Cinema di Venezia lo scorso anno e dal quale non si era più ripreso. Lunedì 12 ottobre la chiesa di Santa Chiara, a Roma, era gremita. C’erano gli amici della militanza politica, quelli di una vita nel cinema, i familiari. E c’era, praticamente al completo, l’industria cinematografica italiana, venuta a salutarlo un’ultima volta.
Laureato in Comunicazione e DAMS, Francesco il cinema lo aveva servito da ogni lato. Dal 1999 è stato direttore generale di Cinecittà Holding, poi presidente di Cinecittà Cinema e della Fondazione Rossellini. Ha lavorato con l’Istituto Luce, è stato consigliere di Cinecittà Studios e segretario generale della Regione Lazio. Si è occupato anche della produzione di documentari e fiction. Dal 2022 guidava la Marche Film Commission, dove aveva avviato una stagione di rilancio per una regione che voleva fosse sempre più “Terra di Cinema”. Aveva ottenuto il rinnovo dell’incarico fino ad aprile 2026. Aveva perfino fondato una chat, “W il cinema, W il cinema italiano”, dove la passione con le amiche e con gli amici si scambiava ogni giorno. È lì che il figlio Giacomo ha dato la notizia, in un luogo che era suo.

Fonte: Facebook
Ma i ruoli, per chi lo ha conosciuto, vengono dopo. Francesco era uno che si donava senza chiedere nulla in cambio. Alla famiglia in primo luogo, agli amici, ai collaboratori, ai semplici conoscenti. Una telefonata, un consiglio, una porta aperta, non faceva distinzione tra chi contava e chi no, e questo gli dava un’autorevolezza che nessun incarico poteva conferire.
A Santa Chiara la commozione ha avuto il suo momento più alto nelle parole dei suoi tre figli, Arianna, Claudia e Giacomo. Hanno raccontato il padre che conoscevano, e ognuno dei presenti ha riconosciuto l’uomo che aveva incontrato.
Il cinema è l’arte di fermare il tempo in una sala e di far vivere ciò che passa. Francesco lo sapeva meglio di molti e lo amava con la leggerezza di chi non smette di sorprendersi davanti a uno schermo. Per lui ogni film era un dono da condividere, come tutto il resto. Ora che le luci si abbassano su di lui, ci resta quello che ci ha dato. Questa volta la sala è più buia del solito.
Grazie, Francesco.
Alessandro Tartaglia Polcini