Leader lontani tra loro, con visioni diverse, accumunati dalla volontà di tornare al potere e di scacciare dal governo quelli che definiscono “postfascisti”
La scelta di un Leader dovrebbe essere una cosa seria. In realtà la sinistra italiana la sta trasformando in una sciatteria. La scelta, ed ancor prima il metodo per individuare chi dovrà affrontare Giorgia Meloni, si trascina ormai da mesi e se lo scontro non fosse ideologico tutto questo sarebbe certamente sufficiente a perdere le elezioni.
Le primarie nascono in America, dove due Leader dello stesso partito presentano un loro programma e si scontrano, spesso anche a colpi bassi, per stabilire quale linea politica debba essere adottata, quale futuro per il loro paese, quali argomenti presentare in campagna elettorale. A quel punto gli aderenti a quel partito votano e la linea vincente diviene la linea dell’intero partito. Qui da noi tutti i rappresentanti del così detto campo largo concordano in una unica ed antitetica idea alle primarie: “prima il programma”.
Ma se questo benedetto programma viene condiviso a monte che senso ha fare le primarie? Anche un passante sarebbe costretto a seguire quella linea, quelle priorità, quel metodo. Allora tutti gli altri sistemi, perfino il sorteggio, sarebbero migliori a meno che non si cerchi solo il più accattivante – il più simpatico – Raccontandoci la verità dovremmo ammettere che i partiti progressisti, non essendo in condizione di dipanare la matassa da soli, intendono chiamare il loro popolo, i loro elettori, a fare quello che loro non sono in condizione di fare.

Fonte: la Repubblica
Perché, invece, non presentarsi separati, ognuno con un programma, ma facendo un bel patto prima nel quale si stabilisce che il programma vincente le primarie sarà il programma di tutti? Peraltro, non sono neanche d’accordo sul metodo da adottare per queste benedette primarie per un motivo molto semplice: non si fidano. Chi potrà andare ai gazebi dove è più forte il Partito Democratico e chi controllerà il voto on line ad oggi appannaggio solo dei Cinque Stelle?
Stiamo parlando di Leader lontani tra loro, con visioni diverse, evidentemente accumunati dalla volontà di tornare al potere ed ancor di più di scacciare dal governo quelli che loro definiscono “postfascisti”. Quello che li accomuna sono più che altro gli slogan: più sanità, più sicurezza, stipendi più alti, la pace. E vorrei vedere chi potrebbe non essere d’accordo. Ma non è questo che conta.
Lo è invece la strada per arrivarci, e c’è chi parla di patrimoniale, chi vorrebbe metterla ma mascherarla, chi pensa che sia il miglior viatico per perdere le elezioni. Vorrei sapere se c’è un italiano, uno soltanto, che possa pensare che se ci fosse stato il nostro Giuseppe Conte, il più perfetto dei pacifisti, a Palazzo Chigi ci sarebbe stato un morto, un solo morto in meno a Gaza.
In sincerità tutti sanno che quello che la sinistra chiede ai “postfascisti” è tutto quello che in vent’anni di governo la stessa non è riuscita a realizzare. E la situazione delle basse retribuzioni non dipende, e non è mai dipesa, dai governi ma esclusivamente dalle parti sociali. Ora intendono copiare la rivolta spagnola e francese contro la crisi abitativa, ma si faccia molta attenzione, le case in Italia sono di proprietà degli italiani che non amano le limitazioni alla proprietà privata e, soprattutto, alla piccola proprietà privata.
La borghesia è resiliente – attenzione.