Una strada possibile per il futuro dei cinema romani
Per il terzo anno consecutivo, in concomitanza con la Festa del Cinema di Roma, l’Ordine degli Architetti torna a occuparsi del futuro delle sale cinematografiche della Capitale. Dopo aver affrontato la progressiva chiusura dei cinema e le prospettive del loro recupero, il nuovo appuntamento, in programma il 12 ottobre alla Casa dell’Architettura, è dedicato alle Sale della Comunità: nate per lo più come sale parrocchiali, si stanno trasformando in presìdi culturali e centri polifunzionali aperti alla città.
Il tema è particolarmente urgente a Roma, dove negli ultimi anni hanno chiuso oltre 101 sale, dal centro storico alle periferie. Con esse non scompaiono soltanto luoghi di spettacolo, ma spazi di aggregazione che per decenni hanno segnato la vita dei quartieri. In un’epoca in cui la fruizione culturale diventa sempre più individuale e digitale, le sale della comunità indicano un’alternativa: accanto alle proiezioni ospitano teatro, concerti, incontri, attività educative e sociali, diventando luoghi di incontro tra generazioni e strumenti concreti di coesione territoriale.È questa capacità di trasformazione a suggerire una strada per Roma.

Il recupero delle sale dismesse non può limitarsi alla riapertura dell’attività cinematografica, ma deve rispondere alle nuove esigenze culturali e sociali dei quartieri. Una sala frequentata durante l’intera giornata, e non solo la sera, rivitalizza le strade, sostiene il commercio di prossimità, migliora la percezione di sicurezza e restituisce agli abitanti un luogo di riconoscimento collettivo, soprattutto nelle periferie, dove mancano spazi pubblici per la cultura e la socialità. Il recupero dei cinema diventa così, oltre che tutela del patrimonio architettonico, un’occasione concreta di rigenerazione urbana.
Il progetto architettonico ha qui un ruolo determinante: rendere questi edifici accessibili e flessibili, capaci di accogliere funzioni diverse senza cancellarne l’identità originaria. La sfida è coniugare qualità degli spazi e modelli di gestione economicamente sostenibili, con il coinvolgimento di amministrazioni pubbliche, operatori culturali, esercenti, associazioni e proprietà immobiliari, e con strumenti normativi che favoriscano la riattivazione delle sale salvaguardandone la vocazione culturale. Le 101 sale chiuse non sono dunque soltanto luoghi perduti, ma una possibile rete di presìdi culturali diffusi nella città, capace di contribuire a una città di prossimità in cui cultura, servizi e occasioni di incontro tornino a far parte della vita quotidiana.
Al convegno interverrà Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura di Roma Capitale, la cui presenza offre un’importante occasione di confronto tra professionisti, operatori culturali e amministrazione. L’Assessorato ha sostenuto numerose iniziative di cultura diffusa, dal sistema delle biblioteche al teatro, dalle manifestazioni letterarie ai progetti nei quartieri periferici, l’esperienza estiva di Il Grande Freddo, che ha aperto gratuitamente cinema, biblioteche e altri luoghi culturali durante le ondate di calore, dimostrando come questi spazi possano svolgere anche una funzione sociale.
Resta aperta, tuttavia, la questione delle sale comunali dismesse, come l’Airone di Adalberto Libera, l’Apollo e il Rialto, interessate da percorsi di recupero che richiedono investimenti, ma soprattutto una visione dell’esercente.Il convegno intende quindi andare oltre la presentazione di esperienze virtuose, proponendosi come occasione di studio e confronto su strategie di recupero, modelli di gestione e strumenti normativi, per contribuire a una politica più ampia di riattivazione delle sale cinematografiche romane. Perché recuperare un cinema non significa soltanto riaccendere uno schermo, ma restituire alla città un luogo di vita collettiva.
Paolo Verdeschi