Una perdita d’acqua importante ha interessato la struttura e ora ragazzi e famiglie chiedono interventi seri e soprattutto la sicurezza di non incorrere in problemi di salute
Un vero e proprio allagamento ha interessato nei giorni scorsi il Liceo romano Talete situato in via Camozzi (zona Prati). Una perdita d’acqua dal tetto dell’ala destra dell’edificio è stata individuata nella giornata di mercoledì 14 ottobre e definita come “ingente” datosi che anche le strutture vicine (il micronido comunale Colombo e un’aula della scuola secondaria di primo grado Dante) hanno subìto serie conseguenze.
Nonostante gli interventi per bloccare la consistente perdita, sono rimasti residui versamenti legati all’accumulo pregresso al momento della comunicazione. In vero, l’acqua è uscita dal terzo piano che si è allagato completamente (il livello ha raggiunto le caviglie) come pure i piani sottostanti fino all’uscita verso l’esterno (lato di via Silvio Pellico).
Ovviamente, questo ha portato ad una sospensione delle attività scolastiche al fine di permettere i controlli tecnici necessari atti a verificare la sicurezza dello stabile.
Da quanto si apprende, oltre alla riparazione del guasto, sono state attivate ispezioni strutturali su soffitti e solai interessati dall’infiltrazione, che avrebbero potuto presentare, nella migliore delle ipotesi, distacchi di intonaco se non addirittura il rischio di un crollo. Lo stesso dicasi per l’impianto elettrico esposto a cortocircuiti.
La chiusura, però, non ha interessato l’intero stabile: i servizi amministrativi, infatti, hanno continuato ad essere funzionanti, tramite la presenza del personale interessato, in quanto non coinvolti dal danno.
Il personale ATA ha proseguito il servizio secondo le disposizioni del DSGA, mentre i docenti sono stati esonerati ai sensi dell’articolo 1256 del Codice civile, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche.
Va detto che il Talete non è nuovo a questo tipo di situazioni: circa due anni – stando a quanto riferito da alcuni genitori – è crollato il solaio di una classe e, quando piove, capita spesso che nelle aule dell’ultimo piano, l’acqua penetri dal soffitto; se vengono effettuati lavori (come, ad esempio, l’installazione di un condizionatore), i ragazzi riferiscono di pavimenti che sobbalzano al punto che in un paio di occasioni i professori hanno fatto uscire gli studenti dall’aula a scopo precauzionale. Ancora, l’anno scorso dopo l’occupazione sono stati fatti dei lavori e, nonostante ciò, durante un’ora di educazione motoria nel giardino esterno, un tubo si è rotto all’improvviso provocando una fuoriuscita d’acqua consistente.
Data la situazione tanto i genitori quanto i ragazzi sono decisamente preoccupati al punto che, questi ultimi, hanno deciso di avviare una protesta pacifica davanti alla scuola nella giornata di venerdì 23 ottobre, con striscioni e la volontà di non entrare nelle aule, in considerazione dello stato in cui queste versano.

Fonte: Archivio privato
Benché il Dirigente scolastico abbia rassicurato le famiglie che tutti i controlli sono stati avviati e che lo stabile non presenta pericoli in termini strutturali, i ragazzi hanno riferito di pareti interne piene di macchie umide come pure i soffitti fin nel seminterrato e di un’aria irrespirabile per via della muffa creatasi, anche in considerazione delle temperature e dell’umidità del periodo.
Secondo molti genitori, il tempo trascorso tra il guasto con allagamento e il rientro dei ragazzi è stato decisamente troppo breve per disporre un ritorno tra i banchi in sicurezza, anche perché conosciamo tutti le lungaggini burocratiche. Ciò su cui molte famiglie insistono è conoscere effettivamente se:
– l’edificio sia effettivamente sicuro dal punto di vista strutturale;
– se siano stati effettuati tutti i controlli necessari e con le giuste tempistiche e come si sia stato possibile applicare i criteri di riscontro dei reali danni strutturali causati da un allagamento così importante il giorno stesso dell’evento e nei giorni immediatamente successivi, quando era ancora tutto intriso d’acqua;
– se gli ambienti, bagnati e quindi umidi, possano essere considerati salubri per i ragazzi, ma anche per tutto il personale;
– quali siano gli interventi attualmente previsti nel breve e lungo termine per assicurare la sicurezza dello stabile.
Naturalmente bisognerà verificare se quanto denunciato dagli studenti sia realmente vero o se non ci siano state “esagerazioni” volte a prolungare il periodo di fermo delle lezioni ma va anche detto che, in casi come questo, chi di dovere ha l’obbligo morale e non solo, di attuare tutte le dovute indagini senza farsi prendere dalla fretta perché, come riportato in uno dei punti sopra menzionati, ad essere in gioco è la salute delle persone. Trascorrere diverse ore al giorno all’interno di un complesso che, se non totalmente asciutto (e visto il periodo di tempo ce ne vorrà un bel po’) può portare problemi di natura fisica e ciò è contrario a qualsiasi norma igienico-sanitaria.

Fonte: Archivio privato
Auguriamoci che il buon senso prevalga e che il ritorno ai banchi di scuola possa avvenire in tutta sicurezza e tranquillità.
Stefano Boeris