La crisi abitativa nella Capitale colpisce anche chi ci vive da sempre

Abitare a Roma sta diventando un lusso. E non soltanto per chi arriva nella Capitale per studiare o lavorare, ma anche per chi ci vive da sempre. La crisi abitativa non è certo un fenomeno nuovo: nel periodo successivo alla pandemia, il mercato immobiliare ha registrato un forte aumento dei prezzi, rendendo sempre più difficile trovare un alloggio a costi sostenibili. Una situazione che negli ultimi anni ha alimentato numerose mobilitazioni, soprattutto tra gli studenti universitari, più volte scesi in piazza per denunciare il caro affitti.

L’ultima occasione è stata proprio quella del 12 ottobre scorso, quando numerosi studenti della Sapienza hanno allestito delle tende per dormire in strada in protesta contro l’aumento del prezzo degli affitti. La mobilitazione, dal nome provocatorio di “Piamo casa”, in risposta al Piano Casa annunciato dal governo, è solo l’ultima di svariate che denunciano le difficoltà di molti giovani nello studiare lontano dalle proprie città A preoccupare, oggi, è però un fenomeno che va oltre le difficoltà di chi si vuole trasferire a Roma. La crisi abitativa sta assumendo contorni sempre più profondi, arrivando a mettere in discussione la possibilità di restare nella propria città. Non si tratta più, dunque, soltanto della difficoltà di trovare un alloggio a prezzi accessibili, ma anche del rischio concreto di perdere quello in cui si vive da anni. 

È quello che sta succedendo anche in Spagna, dove ha fatto grande scalpore la morte di Maricarmen Abascal, donna di 87 anni deceduta a Madrid due settimane dopo essere stata sfrattata dalla casa in cui abitava da oltre settant’anni. L’ondata di proteste in Spagna ha ormai raggiunto anche l’Italia, dove il caso di Maricarmen sembra avere più di qualche somiglianza con la situazione che vivono ormai molti cittadini romani. L’ultima vicenda in ordine di tempo è quella degli stabili di via Badoero, nel quartiere Garbatella, dove molti inquilini rischiano di vedersi costretti ad abbandonare le abitazioni in cui vivono.

Fonte: Roma Today

Il fondo immobiliare Cicero, che gestisce gli edifici ai civici 51 e 61 della via, intende infatti procedere alla riqualificazione degli immobili, e non ha rinnovato molti contratti di locazione che erano scaduti o che stavano per scadere. Nonostante le promesse di poter tornare ad abitare in quegli immobili, gli inquilini lamentano difficoltà di comunicazione col fondo ma soprattutto il timore di vedere i prezzi degli affitti aumentare vertiginosamente dopo la ristrutturazione. 

Numerose proteste si sono verificate negli stessi giorni in un altro quartiere storico della Capitale, l’Esquilino, dove gli abitanti sono scesi in piazza per protestare contro la vendita di trenta immobili da parte dell’ATER in via Principe Eugenio 106. Il 13 ottobre decine di attivisti appartenenti a Nonna Roma, Spin Time, Brancaleone e altre realtà sociali sono entrati proprio in uno di quegli appartamenti mentre era in corso una visita organizzata con potenziali acquirenti. La richiesta è dunque quella di interrompere le vendite, in un momento storico in cui molte famiglie romane necessitano di case popolari dove poter vivere.  L’emergenza abitativa a Roma si fa dunque sempre più preoccupante.

Fonte: Reti Solidali

La crescente presenza dei fondi immobiliari e la scarsità di alloggi pubblici disponibili rendono sempre più incerto il futuro abitativo di migliaia di romani. Mentre il mercato immobiliare continua a trasformare il volto della Capitale, il diritto alla casa rischia di diventare un privilegio per pochi.

E la domanda, ormai, non è soltanto chi possa permettersi di arrivare a Roma, ma chi possa permettersi di restarci.

Giulio Picchia