40 anni fa la più grande tragedia nel mondo del Calcio
Sono passati 40 anni dalla più grande tragedia che il calcio ricordi. La finale di Coppa dei Campioni disputata il 29 maggio 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles tra Juventus e Liverpool doveva essere una festa sportiva e si trasformò in una strage colossale che registrò trentanove vittime, di cui trentadue italiane, e oltre seicento feriti. Per come si svolsero i fatti una tragedia annunciata per la combinazione di elementi letali quali la violenza degli hooligans inglesi, lo stadio fatiscente, l’assurda gestione dei biglietti del settore Z, gli insufficienti controlli ai varchi di entrata, l’inconsistenza della gendarmeria belga.
C’era grande attesa per questo incontro soprattutto presso la tifoseria juventina. Al palmares dei bianconeri, ricco di trofei, mancava proprio la conquista della Coppa dei Campioni, sfiorata nelle finali perse nel 1973 ad opera dell’Ajax e nel 1983 per mano dell’Amburgo. Il fermento che animò i supporters della Juve e del Liverpool scatenò la caccia al biglietto, 400mila richieste a fronte dei 60mila spettatori di capienza massima dello stadio.
L’UEFA decise di destinare una porzione di curva, il settore Z, a tifosi neutrali o non appartenenti a gruppi organizzati; i ticket di tale area vennero acquistati prevalentemente da sostenitori juventini, per la maggior parte famiglie, genitori con i propri figli, piccoli gruppi di amici. Gente ignara che il settore Z fosse limitrofo a quelli X e Y popolati dai terribili hooligans che si presentarono all’entrata completamente ubriachi e con casse di birra a corredo, facilitati dalla superficiale vigilanza presso i varchi di ingresso (seimila inglesi entrarono in curva senza biglietto).

Fonte: Rai.it
I tifosi bianconeri arrivati in quei posti percepirono immediatamente il pericolo osservando che a separarli dagli hooligans vi erano due basse reti metalliche tipiche dei pollai, presidiate da soli cinque gendarmi. Inoltre, si accorsero dello stato di fatiscenza dello stadio, obsoleto e privo di vie di fuga adeguate, con muri divisori vecchi e decrepiti. Ingiustificabile la scelta dell’UEFA di far disputare una finale di Coppa dei Campioni in un impianto del genere.

Fonte: Corriere dello Sport
A circa un’ora dall’inizio della gara, in un clima apparentemente sereno, il lancio improvviso di un razzo indirizzato dai Reds verso il settore Z fu il preludio allo scatenarsi della furia degli hooligans che prima scagliarono pietre ricavate dai gradoni fatti a pezzi e poi, divelte velocemente le deboli grate, si scagliarono con inaudita ferocia contro gli inermi tifosi juventini. Le persone aggredite indietreggiarono terrorizzate ammassandosi contro un muretto che crollò non reggendo l’enorme pressione.
In un caos indescrivibile ed in una disperata lotta per la sopravvivenza, parecchi corpi vennero calpestati dalla folla. Adulti, donne, ragazzi, bambini rimasti soffocati o lanciatisi nel vuoto nel tentativo di non restare schiacciati. In molti tentarono di entrare in campo per trovare rifugio ma vennero respinti dagli agenti belgi a colpi di manganello.

Fonte: Il Foglio
Le notizie seppur confuse si sparsero rapidamente nello stadio arrivando agli ultras juventini che reagirono tirando bastoni e pietre verso i gendarmi nel tentativo di raggiungere i Reds. Cabrini e Tardelli andarono sotto la curva bianconera per cercare di calmare gli animi dei propri sostenitori mentre i vertici UEFA decisero di far disputare la partita per ragioni di ordine pubblico. I capitani delle due squadre, Neal e Scirea, annunciarono la decisione tramite gli altoparlanti dell’impianto. “Non rispondete alle provocazioni, restate calmi, giochiamo per voi” furono le parole di Scirea.
Il fischio di inizio venne rinviato di un’ora e venticinque minuti rispetto a quello programmato, ed in un clima surreale vinse la Juventus per 1-0 grazie ad un calcio di rigore, generosamente assegnato dall’arbitro, realizzato da Platini. I calciatori bianconeri esultarono al gol realizzato come all’alzata della Coppa in campo. Alla luce della triste tragedia, larga parte della stampa condannò gli atteggiamenti dei giocatori che si giustificarono dichiarando di aver agito per ragioni di ordine pubblico. La scena della Coppa “insanguinata” alzata in cielo venne replicata dai calciatori appena sbarcati all’aeroporto di Caselle suscitando ulteriori polemiche e perplessità.

Fonte: Sky TG24
Pagina nera anche in ambito processuale. Furono condannati 14 hooligans con pene alquanto miti, al massimo cinque anni di reclusione. I familiari delle vittime vennero risarciti con somme di denaro alquanto inferiori a quelle promesse. Le formazioni inglesi vennero escluse dalle coppe europee per cinque anni.
Pene e misure che non hanno reso giustizia a chi ha perso la vita per volere solo assistere ad una partita di calcio.
Gian Luca Cocola
