Lo scoop del quotidiano Libero che definisce il camaleontico presidente dei 5 stelle “il principe del trasformismo”
Sbatti il Conte in prima pagina. È quello che ha fatto il 1° aprile il quotidiano Libero pubblicando lo scoop del suo vicedirettore (Fausto Carioti) che ha “pizzicato”, con tanto di foto, il leader pentastellato a pranzo con l’amico italiano Paolo Zampolli, un fedelissimo incaricato d’affari globali del presidente Donald Trump. Compagnia di giro Maga, tanto per dire.
Ma non era un pesce d’aprile, tant’è vero che Giuseppe Conte ha sentito il bisogno di scrivere un lungo post rivolto al direttore di Libero, Mario Sechi, che nel suo editoriale, intitolato “Il principe del trasformismo”, ha enucleato a suo modo di vedere alcune delle caratteristiche camaleontiche della complessa personalità dell’ex presidente del Consiglio.
Ad esempio – come scrive lo stesso Sechi – il fatto di poter essere piazzato tra i compagni, ma lui zacchete è già centrista; di poter essere incasellato come neodemocristiano e invece, guarda un po’, s’impanca come liberale; insomma, uno Zelig a cui tutto calza a pennello, per concludere il suo elzeviro ponendo ai lettori la fatidica domanda e la seguente risposta: «Chi è davvero Conte? Uno, nessuno, centomila. È Conte».
Nella sua vibrata protesta, sulle sue pagine social, il presidente del M5s si dichiara offeso «per le accuse e le scorrette insinuazioni» che a suo giudizio gli dedica il direttore di Libero in prima pagina, sottolineando che in precedenza Sechi svolse un incarico governativo, come portavoce di Giorgia Meloni, e che il quotidiano che dirige è di proprietà del deputato leghista Angelucci. «Mentre gli italiani sono schiacciati dal carovita – replica Conte nel suo contraddittorio sui social – e il governo è immobile, con tre anni consecutivi di calo della produzione industriale e il governo che toglie gli incentivi promessi alle imprese, la prima pagina del suo giornale, con illazioni e fantasmagoriche teorie, parla del mio incontro avvenuto in un luogo pubblico con l’inviato speciale del presidente Trump che me ne aveva fatto formale richiesta, esibendo le sue credenziali di Special Envoy of the President Trump for Global Partnerships, nel corso di giornate in cui sta incontrando vari esponenti istituzionali in Italia. Che scandalo! Volete sapere cosa ho detto a Paolo Zampolli? Quale leader di un partito di opposizione ho ritenuto di accettare l’invito e non avendo segreti di sorta ho preferito che avvenisse in un luogo pubblico, un ristorante del centro di Roma (il Sanlorenzo di via dei Chiavari, ndr). Al ristorante era presente un suo giornalista. Non l’ho riconosciuto altrimenti l’avrei salutato. A Zampolli ho esposto le mie posizioni e del M5s in politica estera. Nessun cambiamento, anzi: ho incaricato Zampolli di riferire a Trump che considero questi attacchi all’Iran completamente contrari al diritto internazionale, per cui vanno fermamente condannati e, per quanto sta in me, non potranno mai avere il sostegno dell’Italia. Ho detto che mi batterò perché le nostre basi non siano messe a disposizione non solo dei bombardieri americani di passaggio, ma anche per qualsiasi attività logistica di sostegno a questi attacchi illegali. Ho anche precisato – si legge ancora nella lettera di Conte – che è folle che gli Stati Uniti si lascino trascinare dal governo di Netanyahu e che Trump, continuando in questo modo, riuscirà ad avere tutta la comunità internazionale contro e a distruggere qualsiasi principio di ordine internazionale» conclude Conte.

Il ristorante Il Sanlorenzo in via dei Chiavari a Roma – Fonte: gallery di Il Sanlorenzo

Giuseppe Conte con Paolo Zampolli al ristorante Il Sanlorenzo di Roma – Fonte: quotidiano Libero
Botta e risposta fra i due, però, che è continuata. Così il controcanto di Sechi, di origini sarde di Cabras, testardo quindi per antonomasia: «Il presidente Conte è troppo intelligente per ignorare che il suo incontro con Zampolli, oggi inviato speciale di Trump, nel giorno del no del governo italiano su Sigonella sul piano giornalistico è una notizia di grande rilevanza». Sechi aggiunge che Conte e Zampolli hanno pranzato per un’ora e 45 minuti nella sala riservata del ristorante e «nulla sull’incontro e l’oggetto del colloquio è stato comunicato ai media». Infine, conclude: «Non sfugge a nessuno che l’iniziativa di Conte apra uno scenario su come vanno regolati i rapporti tra alleati. Chi aspira a diventare candidato premier del centrosinistra e incontra un amico di Trump senza dirlo a nessuno può rappresentare il campo largo nel rispetto della sensibilità dei suoi elettori?».

Paolo Zampolli, incaricato speciale di Trump per le partnership globali – Fonte: Retesport
Va detto, ma ironicamente, che tra le righe si voglia insinuare che “Giuseppi” aspiri a tornare a essere “Giuseppi”, apparecchiando il suo ritorno a Palazzo Chigi con la benedizione della Casa Bianca. Intanto, preparandosi alla corsa verso le primarie di coalizione, il 14 aprile è uscito il libro di Giuseppe Conte da candidato premier: “Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia”. Anche se con l’azione legale intentata da Beppe Grillo per riprendersi il nome e il simbolo del M5s, il fondatore dei grillini ritiene che Conte non abbia niente a che fare con i presupposti alle origini del movimento.
Daniela Binello
