I modi inurbani di Trump lasciamoli a Trump ma attenti alle sue parole perché dentro c’è sempre molta ruvida verità
È di tutta evidenza che i modi rudi ed inurbani di Donald Trump poco si attaglino alla politica e soprattutto alla diplomazia. Sul piano democratico invece non è cambiato molto, ma solo che è morto, ed era ora, il politicamente corretto ed emerge senza sé e senza ma un’attività sotterranea del governo americano che prima potevamo e dovevamo solo dedurre o intuire.
Inoltre, l’attività del Presidente a stelle e strisce ha nuociuto gravemente a tutte le destre del mondo e questo contro ogni sua volontà e contro ogni suo interesse. Ciò dimostra che quanto da lui esternato non ha seguito i suoi piani. Quindi era ed è errato. Ha distrutto la destra canadese ed ora quella parte orbaniana per la quale si è speso non poco. Ora attacca fortemente anche quella nostrana che in una logica di occidentalismo ostinato gli era stata oltremodo vicina. Era del tutto chiaro che attaccando direttamente e ferocemente il Papa il filo sempre più sottile che lo legava alla Meloni si sarebbe spezzato. Questo mi fa credere che il legame si fosse già reciso, come fu con Craxi, a Sigonella.

Fonte: RaiNews
La Giorgia nazionale aveva buone ragioni di ritenere fondamentale ed intoccabile il rapporto con l’altra sponda dell’Atlantico. Noi europei, completamente disarmati, saremmo dovuti uscire dalla protezione americana, dopo ottant’anni di acquiescenza ai voleri imperiali di Washington proprio ora che è scoppiata una guerra evidentemente planetaria. È irrazionale. Inoltre, i Trump passano l’America resta. Calcoli che mi sembrano di buonsenso ma che hanno dato manforte all’opposizione fino alla vittoria nel referendum. La rottura a quel punto è diventata inevitabile.
Ma c’è sempre qualcosa di ciò che dice Trump che ci mette a nudo, perché è vero, e ci dimostra la nostra innegabile decadenza. Gli Yankees sono venuti qua a salvarci dal nazifascismo e noi siamo praticamente stati sempre assenti dalle loro guerre. Perché? Soprattutto per motivi ideologici e per non dar troppo spazio alle opposizioni. È altrettanto vero che lo stretto di Hormuz è un problema più grande per noi europei che per gli americani ad oggi energeticamente autosufficienti. È vero che la guerra all’Ucraina è un problema ai confini europei e non ai confini americani. È vero che un Iran con la bomba atomica è un problema per chi gli è vicino e non ha difese.
Ed in tutto questo l’Europa, noi compresi, cosa facciamo? Semplicemente scappiamo e facciamo proclami di sminamento dello stretto di Hormuz alla fine del conflitto. Ridicolo. Così il Pakistan ci supera anche in diplomazia e non ci rimane che piangere perché papà Donald è cattivo e ci ha abbandonato. Forse è un po’ poco. E quando quel buontempone americano dice che i protagonisti europei non sono all’altezza e Starmer non è Churchill non possiamo dargli torto. Ricordo il giorno in cui Papà Wojtyla pronunciando l’immensa frase: “NON ABBIATE PAURA” dalla finestra vaticana diede il via alla protesta del sindacato polacco e fece cadere il muro di Berlino.
Sembrava come quando nel film il Gladiatore Russell Crowe dice alle sue truppe: “al mio segnale scatenate l’inferno”. San Wojtyla aveva trattato e brigato con la peggiore specie umana per sostenere economicamente Solidarnosc e la storia gliene ha reso merito in contemporanea facendo cadere la cortina di ferro. Credo sia stato l’ultimo grande europeo. I modi inurbani di Trump lasciamoli a Trump di cui sembra la storia si libererà presto, ma attenti alle sue parole perché dentro c’è sempre molta ruvida verità.
Se l’Europa non si risveglierà, moralmente, militarmente, politicamente neanche dopo questa cura d’urto americana, significherà che era morta e non ce ne eravamo accorti. Ora si parla di riarmo europeo di cui abbiamo chiara necessità, ma non servirà senza un’unione politica ed economica. Un solo parlamento, un solo debito, una sola economia. Serve solo questo a meno che non si voglia creare, dopo una moneta senza guida politica, anche un esercito guidato e determinato non si sa da chi.
Ferruccio Zappacosta
