Malgrado tutte le criticità del caso, esistono esempi di “buona sanità” che è doveroso portare alla luce
Spesso e malvolentieri assistiamo a casi legati alla sanità italiana che mai vorremmo leggere. Situazioni di pazienti che appaiono come numeri prima ancora che come persone; attese indegne per una visita che, in una Nazione “civile” come l’Italia si professa, non dovrebbero esistere. E ancora: trattamenti all’interno degli ospedali che lasciano molto amaro in bocca specialmente quando le “vittime” sono persone fragili non solo per il problema di salute in sé ma anche per l’età.
Esistono, però, degli esempi di “buona sanità” che è doveroso portare alla luce. Parliamo di due strutture romane collegate tra loro: la Casa di Cura San Feliciano (zona Valcannuta) e la clinica Villa Aurora (zona Battistini). Chi scrive è stato testimone di un trattamento riservato alla propria madre che difficilmente si sarebbe trovato in altre aziende ospedaliere. Un’operazione al ginocchio sinistro resasi inevitabile dopo aver tentato di ovviare attraverso infiltrazioni ed esercizi fisioterapici. Ormai la cartilagine era pressoché scomparsa e il dolore che le ossa procuravano, toccandosi tra loro, era divenuto insopportabile. Tra l’altro, questo problema oltre a impedire di poter camminare, stava compromettendo la postura.
Attraverso una prima visita fatta dal Prof. Simone Cerciello è emerso che l’intervento si sarebbe dovuto eseguire quanto prima per evitare ulteriori complicazioni. Una diagnosi accurata che, unita ad un atteggiamento che ogni signor medico dovrebbe avere verso il/la paziente, ha sgombrato il campo da paure e incertezze.
Certamente sottoporsi ai ferri di un chirurgo non è mai piacevole ma tra il dolore divenuto insostenibile e le rassicurazioni di sorta, la paziente si è affidata totalmente nelle mani del Professore. Le cose sono andate ancor meglio quando, dopo circa un mese e mezzo dalla preospedalizzazione, è giunta la chiamata. Ecco fatto che, il sottoscritto e sua madre si sono recati presso la Casa di Cura San Feliciano dove il personale si è mostrato umano e altamente professionale, mettendo subito la paziente a proprio agio.

Fonte: San Feliciano
Il primo passo è stato quello di darsi del “tu” eliminando ogni forma di barriera psicologica e presentandosi come persone su cui poter fare affidamento per qualsiasi evenienza. Modi gentili e di rassicurazione che sono stati rafforzati dall’arrivo del Professor Cerciello che, prima di raggiungere la sala operatoria, ha voluto conoscere lo stato d’animo della paziente e rasserenarla. L’intervento, perfettamente riuscito, è stato monitorato nel corso dei giorni avvenire.
Ogni tipo di spiegazione richiesta ha trovato risposta e, cosa forse più importante, la persona è stata trattata come un essere umano e non come un numero, attraverso quei modi bruschi e antipatici che, se da un lato servono al personale come corazza per sopravvivere alla quotidianità dell’ambiente ospedaliero dall’altro suscitano molto avvilimento nei malati e nei parenti di quest’ultimi.
L’iter di ripresa è poi proseguito, pochi giorni dopo l’intervento, presso la Clinica Villa Aurora, collegata alla San Feliciano. Qui è iniziata la fase di riabilitazione attraverso esercizi mirati per aiutare la muscolatura a riprendere la corretta funzionalità. Un paio di settimane dove il personale ha mostrato professionalità nel seguire non solo la paziente in questione ma tutti i ricoverati. Non è facile mantenere sempre il sorriso ma, a quanto pare, il traguardo è stato superato in pieno.

Fonte: QanoMed
Da parte di chi scrive c’è il ricordo del giorno dell’uscita (e quindi del ritorno a casa): gli abbracci con le infermiere e il personale addetto alle diverse mansioni. Gesti di affetto accompagnati da incoraggiamenti. Un legame che si crea giorno dopo giorno tra paziente e dipendenti della struttura.
E poi la visita di controllo effettuata dal Professor Cerciello presso l’ambulatorio in zona Fidene dove, anche in questa circostanza, non sono mancati elementi quali attenzione, chiarezza nell’esposizione dei risultati della lastra, simpatia e stimolo ad andare avanti nel percorso di ripresa.

Fonte: Ars Biomedica
Un sistema, insomma, che ha funzionato in toto e che era doveroso portare all’attenzione pubblica per far comprendere come, nonostante tutte le criticità del caso, quello italiano sia ancora un sistema sanitario dove, a tutti i livelli, operano eccellenze degne di nota.
Grazie!
Stefano Boeris
