Un film che lascia qualcosa su cui riflettere anche dopo i titoli di coda
Martin McDonagh conquista l’83esima Mostra del Cinema di Venezia con il suo Wild Horse Nine, presentato in concorso e che ha ricevuto l’ovazione di critica e pubblico. Nel cast della pellicola troviamo nomi del calibro di John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi e Parker Posey. Il film sarà nelle sale cinematografiche dal 5 novembre distribuito da The Walt Disney Company in collaborazione con Sarchlight Pictures. Poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, gli agenti della CIA Chris e Lee vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro capo, MJ. Tra le emblematiche statue dell’isola, mentre i due compagni di lunga data si confrontano con i propri oscuri trascorsi e con le cospirazioni del presente, il legame stretto da Chris con due studentesse ribelli rischia di far prendere una piega imprevista al soggiorno di tutti in questo remoto paradiso.
Il dramma di una situazione politica in profonda crisi e dell’assoluta fragilità della vita viene contrastato dalla comicità dei dialoghi e dalle battute pungenti, soprattutto quelle riservate a Chris. McDonagh, qui anche sceneggiatore, riesce a creare un equilibrio perfetto tra un momento leggero e uno, invece, più serio e pesante, mantenendo l’attenzione dello spettatore fissa sullo schermo, alla scoperta di ciò che accadrà a questi personaggi tanto spregevoli quanto impossibili da non amare.
Wild Horse Nine affronta un momento critico della storia mondiale, ma non solo, vuole denunciare apertamente le manipolazioni e le mostruosità di cui la CIA si è macchiata. Nonostante ci si affezioni a Chris, per la sua ironia e la sua assoluta spontaneità, ci si rende anche conto di quanto il sistema CIA e, in particolare, la mentalità USA siano malati. Gli americani utilizzavano, e lo fanno tutt’ora, i loro uomini e le forze dell’ordine per imporre un determinato regime politico in altri paesi. Non importa se questo avrebbe causato guerre o ucciso degli innocenti, come in questo caso in cui ad un presidente democraticamente eletto come Allende si è favorita la dittatura di Pinochet, creando le condizioni per un colpo di stato.

Fonte: IMDb
Ed è proprio nei dialoghi che McDonagh dà il meglio di sé. Le conversazioni sono argute, brillanti e ricche di battute pungenti, capaci di far sorridere anche nei momenti più drammatici. Chris, in particolare, è protagonista di scambi esilaranti con Lee, nei quali il sarcasmo diventa quasi un modo per affrontare le situazioni più pericolose. L’ironia non serve soltanto a divertire, ma contribuisce a mostrare la personalità dei protagonisti e le loro contraddizioni, rendendoli personaggi impossibili da inquadrare completamente come buoni o cattivi.
A rendere ancora più efficace la pellicola è un cast di altissimo livello. Sam Rockwell è perfetto nei panni di Lee, un uomo che vive una doppia realtà, uno in cui sta cercando di esaudire il desiderio del suo collega e amico Chris, l’altro in cui deve tenere a bada il suo capo, che vuole la testa di Chris. John Malkovich è il freddo, ironico, ma impassibile Chris, un uomo misogino, razzista e chi più ne ha più ne metta, ma anche umano e fragile. Steve Buscemi è MJ, un capo corrotto che vuole la testa di Chris e Lee sulla sua scrivania. Interpretazioni vive, profonde, di un cast che non solo risulta singolarmente eccellente, ma possiede armonia tra loro. Di grande impatto sono anche le ambientazioni. L’Isola di Pasqua, con i suoi paesaggi sconfinati, l’oceano e soprattutto gli imponenti moai, regala immagini mozzafiato. La bellezza quasi incontaminata dell’isola crea un forte contrasto con la violenza e le tensioni politiche della storia. Un luogo che dovrebbe rappresentare pace e isolamento diventa così lo scenario perfetto per una vicenda fatta di complotti, tradimenti e conflitti.
In conclusione, Wild Horse Nine è un film capace di unire commedia nera, dramma politico e riflessione storica senza mai perdere il ritmo. I dialoghi brillanti, le ottime interpretazioni e le splendide ambientazioni rendono la pellicola coinvolgente e originale. McDonagh riesce ancora una volta a far ridere lo spettatore per poi portarlo a riflettere sulla violenza, sulla manipolazione politica e sulle responsabilità di chi, dietro le quinte, decide il destino di interi Paesi.
Un film che diverte, sorprende e lascia inevitabilmente qualcosa su cui riflettere anche dopo i titoli di coda.
Laura Maddalozzo