Un risultato sorprendente riguarda la velocità con cui la conoscenza circola: nell’ultimo mezzo secolo i flussi internazionali sono diventati due volte più rapidi

Il telegrafo impiegò decenni per collegare continenti e mercati. Oggi un servizio basato sull’intelligenza artificiale può attraversare il pianeta nel tempo necessario a scaricare un’applicazione. A prima vista, la geografia sembra aver perso ogni importanza. Poi si osservano i luoghi in cui nascono i brevetti, si aprono i laboratori e crescono le nuove imprese: la mappa torna subito visibile, con pochi grandi poli dell’innovazione e vaste aree che ricevono la tecnologia senza riuscire a governarla.

È il quadro tracciato dal World Intellectual Property Report 2026, intitolato Technology on the Move. Il rapporto è stato pubblicato dalla WIPO, l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale, agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di brevetti, marchi, diritto d’autore e degli altri strumenti utilizzati per proteggere le creazioni dell’ingegno. L’analisi attraversa 250 anni di storia dell’adozione tecnologica e cinquant’anni di dati ricavati da brevetti e pubblicazioni scientifiche.

Il risultato più sorprendente riguarda la velocità con cui la conoscenza circola. Secondo la WIPO, nell’ultimo mezzo secolo i flussi internazionali misurati attraverso le citazioni brevettuali sono diventati due volte più rapidi. Quando una nuova domanda di brevetto richiama un’invenzione precedente, quella citazione lascia una traccia del percorso compiuto dalla conoscenza. Nel 2020 il ritardo tra citazioni nazionali e citazioni provenienti dall’estero era quasi scomparso. Un ricercatore può dunque conoscere rapidamente ciò che è stato sviluppato dall’altra parte del mondo; il passaggio dalla scoperta scientifica all’innovazione utilizzabile continua però a richiedere in media circa dieci anni.

Fonte: Fondazione Ugo Bordoni

Qui emerge una funzione dei brevetti che spesso rimane in secondo piano. Il titolare ottiene per un periodo limitato il diritto di impedire ad altri lo sfruttamento commerciale dell’invenzione nei territori coperti. In cambio, la domanda viene pubblicata e descrive la soluzione tecnica con un livello di dettaglio sufficiente a renderla conoscibile. I documenti brevettuali formano così un’enorme biblioteca pubblica: raccontano quali problemi stanno affrontando imprese e ricercatori, quali strade hanno già percorso e dove si stanno concentrando gli investimenti.

La disponibilità delle informazioni, da sola, non distribuisce automaticamente i risultati. Il rapporto individua quattro elementi che incidono sulla diffusione: le caratteristiche della tecnologia, la circolazione delle conoscenze, la capacità di assorbirle e il contesto formato da politiche pubbliche e regole sulla proprietà intellettuale. Un pannello solare modulare e progressivamente più economico può propagarsi con relativa facilità. L’idrogeno, le reti energetiche o alcune applicazioni agricole richiedono infrastrutture, capitali, personale formato e norme compatibili. La stessa invenzione può diventare un’industria in un Paese, un prodotto importato in un altro e una promessa lontana in un terzo.

Anche le tecnologie digitali seguono questa geografia. Software, piattaforme e strumenti di intelligenza artificiale raggiungono quasi ogni mercato in pochi giorni, mentre la capacità di modificarli, integrarli nelle imprese e produrne di nuovi dipende dalla qualità delle reti, delle università, della formazione e dei finanziamenti. La rapidità della connessione può persino amplificare vantaggi già esistenti: chi possiede competenze e infrastrutture corre più velocemente; chi parte in ritardo rischia di acquistare soluzioni progettate altrove e di fornire soprattutto dati, utenti e mercato.

I numeri dell’Ufficio Europeo dei Brevetti mostrano quanto sia affollata questa corsa. Nel 2025 le domande di brevetto europeo hanno superato per la prima volta quota 200.000, arrivando a 201.974. Il 57% proveniva da Paesi esterni all’Europa e la Cina è salita al terzo posto, dopo Stati Uniti e Germania. Nello stesso anno le domande di origine italiana sono diminuite dell’1,8%. Preso isolatamente, il dato offre un’indicazione parziale della salute innovativa del Paese e segnala la pressione crescente esercitata dai grandi ecosistemi tecnologici mondiali.

Per l’Italia la sfida si gioca nel tratto che separa il laboratorio dal mercato. Università, piccole imprese e inventori possono usare il brevetto per rendere una tecnologia riconoscibile, trasferibile e finanziabile. Servono poi imprese capaci di industrializzarla, investitori disposti ad accompagnarne lo sviluppo e amministrazioni che costruiscano infrastrutture e competenze. Ogni invenzione compie due viaggi: il primo porta l’idea fuori dalla mente di chi l’ha concepita; il secondo la conduce dentro la vita quotidiana.

Oggi il primo è velocissimo. È sul secondo che si decide la geografia del futuro.

Giulia Zappacosta