I presupposti per realizzare un thriller psicologico intenso e provocatorio erano tutti presenti: il risultato finale, invece, è una serie elegante ma incapace di restituire tutta la forza dell’opera originale

Ryan Murphy torna su Disney+ come executive producer di The Shards – Le schegge, adattamento dell’omonimo romanzo bestseller di Bret Easton Ellis. La serie, disponibile dal 6 agosto sulla piattaforma, porta sullo schermo uno dei lavori più complessi e disturbanti dello scrittore americano, affidandosi a un cast composto da Igby Rigney, Kaia Gerber, Homer Gere, Hayes Warner, Graham Campbell, Evan Rachel Wood, Wes Bentley e Jordan Roth.

Quando si parla di Ryan Murphy è inevitabile aspettarsi un prodotto capace di spingersi oltre i limiti della televisione tradizionale. Nel corso della sua carriera il produttore ha dimostrato più volte di non avere paura di affrontare temi controversi, raccontando personaggi moralmente ambigui e situazioni estreme. Per questo motivo il romanzo di Bret Easton Ellis sembrava il materiale ideale per il suo stile. Eppure, The Shards sorprende proprio per il motivo opposto: invece di abbracciare fino in fondo la natura provocatoria dell’opera originale, sceglie una strada decisamente più prudente, sia dal punto di vista narrativo sia da quello visivo.

La vicenda è ambientata nella Los Angeles degli anni Ottanta e segue un gruppo di studenti privilegiati che frequenta l’ultimo anno di un prestigioso liceo privato. Dietro l’apparenza di una vita perfetta, fatta di lusso, feste e privilegi, si nasconde però un mondo dominato da ossessioni, gelosie, desideri repressi e profonde inquietudini. Al centro del racconto troviamo Bret, giovane aspirante scrittore dall’intuito fuori dal comune, la cui quotidianità viene sconvolta dall’arrivo del misterioso Robert Mallory. Il trasferimento del nuovo studente coincide infatti con una serie di brutali omicidi compiuti dal serial killer conosciuto come “Il Pescatore”, che sta terrorizzando gli adolescenti della città. Da quel momento il confine tra paranoia, realtà e sospetto diventa sempre più sottile.

Fonte: Sky TG24

Attorno a Bret ruota una cerchia di amici composta da Susan Reynolds, Debbie Schaffer e Thom Wright, ragazzi affascinanti ma profondamente segnati da un ambiente elitario in cui l’apparenza conta più di qualsiasi sentimento autentico. Sullo sfondo si muovono anche gli adulti, figure ciniche e moralmente compromesse come Terry e Liz Schaffer o Steven Reinhardt, che contribuiscono ad alimentare un universo fatto di manipolazione, segreti e ipocrisia.

Il materiale narrativo su cui si basa la serie è estremamente ricco. Ellis costruisce una storia in cui thriller psicologico, romanzo di formazione e critica sociale convivono in maniera continua. Le dipendenze, il sesso, gli abusi di potere, la violenza, la repressione dell’identità sessuale e il privilegio economico sono temi centrali del romanzo e rappresentano il cuore emotivo dell’opera. Nella trasposizione televisiva, tuttavia, gran parte di questa complessità viene inevitabilmente smussata. Le situazioni più disturbanti vengono appena suggerite e molte delle provocazioni che rendevano il libro così potente finiscono per perdere intensità. La serie accenna infatti ai lati più oscuri della società americana degli anni Ottanta: adulti che abusano della propria posizione di potere, relazioni tossiche, tradimenti, feste sfrenate, uso di droga e alcol e un clima di costante sopraffazione.

A questi elementi si aggiunge il tema dell’omosessualità, affrontato attraverso personaggi costretti a reprimere la propria identità per paura dell’esclusione sociale e delle conseguenze personali. Sono tutti spunti estremamente interessanti, che avrebbero potuto trasformare The Shards in una riflessione profonda sul disagio adolescenziale e sull’ipocrisia dell’alta borghesia americana. La sceneggiatura, però, preferisce non affondare mai veramente il colpo, limitandosi a sfiorare questi argomenti senza svilupparli fino in fondo. Anche la componente thriller risente di questa scelta. La presenza del serial killer crea una tensione costante, ma raramente raggiunge il livello di inquietudine che ci si aspetterebbe da una storia costruita attorno alla paura, al sospetto e all’ossessione. Il mistero rimane interessante, ma procede con un ritmo spesso discontinuo, sacrificando la suspense in favore di una narrazione più contemplativa.

Dal punto di vista tecnico, invece, la serie convince pienamente. La ricostruzione della Los Angeles degli anni Ottanta è elegante e curata nei minimi dettagli, con una fotografia raffinata, costumi impeccabili e una colonna sonora che contribuisce a creare un’atmosfera sospesa tra nostalgia e incubo. Anche il cast si dimostra all’altezza del materiale di partenza: gli interpreti riescono a incarnare efficacemente quella bellezza superficiale e decadente che caratterizza l’universo creato da Ellis, dando vita a personaggi affascinanti quanto profondamente vuoti. Proprio questa estetica ricercata rappresenta però anche uno dei principali limiti della serie. L’immagine finisce spesso per prevalere sulla sostanza, trasformando il racconto in un esercizio di stile visivamente impeccabile ma emotivamente poco coinvolgente. Dietro la patina scintillante manca quella cattiveria narrativa che rendeva il romanzo così memorabile, e la sensazione è quella di assistere a una versione inevitabilmente addolcita di una storia che avrebbe richiesto molto più coraggio.

Fonte: Spettacolo.eu

The Shards – Le schegge rimane quindi un’occasione solo parzialmente sfruttata. I presupposti per realizzare un thriller psicologico intenso e provocatorio erano tutti presenti: un romanzo straordinario, un cast convincente e un autore come Ryan Murphy, da sempre attratto dalle storie più estreme.

Il risultato finale, invece, è una serie elegante e tecnicamente impeccabile, ma incapace di restituire tutta la forza, la violenza e l’ambiguità morale dell’opera originale. Un prodotto che si lascia guardare con interesse, ma che difficilmente lascia il segno, proprio perché sceglie di trattenersi laddove avrebbe dovuto osare.

Laura Maddalozzo