La Casa – Il rogo del male è un horror che utilizza simboli e riferimenti iconici senza comprenderne davvero il significato, sacrificando lo spirito dell’opera originale
La celebre saga creata da Sam Raimi continua con La Casa – Il rogo del male, ma questa volta i fan potrebbero rimanere delusi. Il nuovo film diretto da Sébastien Vanicek arriverà nelle sale cinematografiche italiane dall’8 luglio con Sony Pictures Italia. Come era già accaduto per i precedenti reboot e remake, anche qui non troviamo l’iconico Ash Williams, ma ciò che non funziona in questa pellicola è la distanza assoluta che prende dall’originale universo creato da Raimi, allontanando quindi quella minima sensazione di nostalgia e creando un prodotto che sembra avere nulla a che fare con Evil Dead.
La trama segue Alice, una donna che, dopo la morte del marito, cerca conforto presso i suoceri nella loro isolata casa di famiglia. L’incontro si trasforma in un incubo infernale quando i familiari vengono posseduti dai Deadite. Alice scopre che le promesse nuziali continuano a persistere oltre la morte, dando vita a una lotta mortale. Il punto interessante del nuovo capitolo cinematografico è senz’altro il focus che viene dedicato al tema della violenza domestica, rendendo la narrazione non solo un semplice intrattenimento, ma una vera e propria riflessione fondamentale sulla situazione sociale attuale.

Fonte: Quotidiano Nazionale
Non si tratta di un film di bassa qualità, né per quanto riguarda il cinema in generale né per il genere horror, ma non ricorda, se non vagamente e goffamente, la saga de La Casa. Non basta nominare il Necronomicon o il pugnale kandariano o, ancora, citare Ash con una motosega perché il pubblico si immerga nuovamente in quelle atmosfere. La narrazione e i collegamenti con la trama originale sono confusi, mal gestiti e sceneggiati, dando l’impressione di voler fare una nuova storia, ma sfruttando la fama e il pubblico legati alla saga originale. I dettagli non sono curati e la presenza del fuoco è del tutto ingiustificata. Mentre Il risveglio del male era riuscito a creare un incubo ad occhi aperti, ma fedele, qui la fedeltà si perde del tutto, tanto che il titolo poteva essere completamente diverso e nessuno se ne sarebbe accorto. Un deragliamento decisamente poco gradevole, quando sarebbe bastato farlo uscire da quell’universo per renderlo un film horror degno di nota.
Dal punto di vista tecnico, invece, ci sono alti e bassi, passando da momenti in cui il montaggio gioca brillantemente con le immagini a una forzatura dell’utilizzo della camera a mano che distrae e infastidisce lo spettatore. La fotografia, tuttavia, è davvero ben curata, così come il reparto trucco ed effetti speciali. Nota positiva, viene rispolverato un po’ del macabro umorismo introdotto da Sam Raimi sul tema, con scene e inquadrature che si muovono tra il divertente e lo splatter assurdo.
In definitiva, La Casa – Il rogo del male è un horror che, preso singolarmente, riesce anche a intrattenere grazie ad alcune buone intuizioni registiche, a un discreto comparto tecnico e a un’interessante lettura del tema della violenza domestica. Tuttavia, il suo più grande limite è proprio quello di appartenere a una saga di cui sembra aver smarrito completamente l’identità. Più che un nuovo capitolo di Evil Dead, appare come un film che utilizza simboli e riferimenti iconici senza comprenderne davvero il significato, sacrificando lo spirito dell’opera originale in favore di un racconto che avrebbe funzionato meglio come progetto autonomo. Un’occasione mancata che lascia la sensazione di aver assistito a un buon horror, ma a un deludente capitolo de La Casa.
Laura Maddalozzo
