Possedere uno Swan significa entrare in una storia condivisa, riconoscersi nelle linee di uno scafo e in un’idea esigente di eleganza, affidabilità e navigazione
Nella settimana tra il 13 e il 19 Settembre Porto Cervo è sembrata il porto di un regno marinaro. Centosettanta imbarcazioni, tutte del celebre cantiere Swan, oltre 1.800 velisti, più di novanta modelli nati in sei decenni: la ventitreesima Rolex Swan Cup ha riunito la più grande flotta monomarca mai vista e consegnato alla vela un’immagine destinata a durare. Il primo Swan, Tarantella, scafo numero 001 del 1966, navigava nello stesso mare dei nuovi Swan 80 e dei giganteschi Swan 128. Sessant’anni di storia erano lì, tutti insieme, sotto vela.
Il mito nacque molto più a nord, a Pietarsaari, dove Pekka Koskenkylä fondò Nautor nel 1966. La sua seconda patria, però, è diventata l’Italia. Dal 1998 Leonardo Ferragamo ha guidato il cantiere per ventisei anni, trasformando un marchio già leggendario in una comunità internazionale e facendo crescere il mondo ClubSwan. Nel 2024 la maggioranza è passata a Sanlorenzo, sotto la guida di Massimo Perotti, mentre Ferragamo è rimasto presidente. La matrice finlandese continua a vivere; visione, proprietà e futuro parlano oggi anche italiano.
Questa centralità italiana si è vista in mare. Shirlaf, lo Swan 65 di Giuseppe Puttini, ha celebrato i cinquant’anni dal varo vincendo tra i Legacy di almeno 47 piedi. Cuordileone di Edoardo Ferragamo, con Michele Regolo alla tattica, ha dominato i ClubSwan 36 con quattro successi iniziali. Anya Race di Giulio Gatti, guidata da Enrico Zennaro, ha conquistato i ClubSwan 28 per un solo punto davanti a Black Swan di Lorenzo Bortolotti. E nel successo di Earlybird tra i ClubSwan 50 c’era la firma tattica di Francesco «Checco» Bruni. Il passato custodito e il presente agonistico hanno avuto accento italiano.

Fonte: YACHT
A rendere tutto impeccabile è stata Porto Cervo. Qui il granito sembra disegnato per incorniciare le vele e l’acqua cambia tono a ogni bordo. Il vento, invece, rifiuta ogni posa: il Maestrale ha serrato le sfide verso il finale, poi l’ultima giornata ha offerto cielo limpido e una brezza da nord-est salita da otto a dodici nodi. Le flotte hanno corso tra Golfo di Arzachena, Caprera, Isola dei Monaci, Passo delle Bisce e Secca di Tre Monti. Nomi che sembrano versi di un poema e che, in regata, diventano scelte, rischio, istinto.
Il momento destinato a entrare nell’iconografia della vela è stato la «Dance of the Swans». L’intera flotta si è raccolta attorno all’Isola dei Monaci in una formazione coreografica, pensata per un servizio fotografico dedicato a Carlo Borlenghi. Centosettanta cigni hanno disegnato sull’acqua una figura comune: barche da crociera, Maxi, monotipi e scafi storici uniti nello stesso gesto. Per qualche minuto la competizione ha ceduto il passo all’appartenenza, e il mare della Costa Smeralda è diventato una piazza.
Borlenghi, scomparso nell’agosto 2026, sarebbe stato l’occhio naturale di quella scena. Da oltre quarant’anni raccontava le grandi regate e frequentava Porto Cervo; il suo legame con lo Yacht Club Costa Smeralda risaliva ad Azzurra e alla Coppa America del 1983. Le sue immagini hanno insegnato a generazioni di lettori a vedere la velocità di uno scafo, il peso del vento, la fatica degli equipaggi e la bellezza quasi astratta di una vela tesa. Dedicargli quella danza significava riconoscere che anche uno sguardo può costruire la storia di uno sport.
La forza della Swan Cup vive anche a terra. In Piazza Azzurra, alla cena degli armatori e negli incontri dopo le regate, proprietari ed equipaggi si ritrovano come membri di una famiglia dispersa per il mondo. Possedere uno Swan significa entrare in una storia condivisa, riconoscersi nelle linee di uno scafo e in un’idea esigente di eleganza, affidabilità e navigazione. Pochissimi cantieri hanno saputo trasformare i clienti in una comunità così fedele; nessun altro appuntamento ne offre una rappresentazione tanto completa.
Le classifiche hanno incoronato Freya, Arobas, From Now On, Shirlaf, Pride, Lunz am Meer, Katia, Black Zero, Azzurro e i vincitori delle classi One Design. Il risultato più grande appartiene però all’intera flotta. Nel sessantesimo anno di Swan, Porto Cervo ha riunito origine e avvenire, Finlandia e Italia, memoria e innovazione. Quando l’ultimo scafo ha tagliato il traguardo, era chiaro che si era appena conclusa una regata irripetibile. Restava nel porto la sensazione rara di avere assistito a un evento storico.
Giulia Zappacosta