La morte delle gemelle Kessler ha acceso ancora una volta i riflettori sulla questione del “fine vita” deciso dalla persona
Nella vita come nella morte Alice ed Ellen Kessler, come se un destino sconosciuto legasse queste gemelle omozigote, hanno vissuto in parallelo l’inscindibilità del loro legame. Le ricordiamo in Italia come uno dei simboli del sabato sera degli anni Sessanta, nei programmi televisivi guidate da Antonello Falqui, con accanto il coreografo americano Don Lurio.
Nulla era casuale nei passi di danza, come nulla lo è stato nelle loro ultime settimane, fino all’ultimo giorno.
Una scelta quella di decidere di morire che in Germania è prevista grazie ad una sentenza della Corte costituzionale del 2020. Ha deciso sui criteri generali del fine vita assistito. I giudici hanno scritto che “ogni individuo può autodeterminarsi nella scelta di porre fine alla propria vita e chiedere aiuto per farlo, a patto che la decisione sia autonoma e responsabile.

Fonte: Adnkronos
“Uno dei pilastri della decisione della Corte è nella facoltà di ottenere l’assistenza di persone terze. Un altro passaggio fondamentale è che non riguarda solo i malati terminali o con dolori che non si possono sopportare.
La può invocare anche a chi soffre di malattie psichiatriche. Il suicidio assistito hanno scritto i magistrati deve giungere alla fine di un percorso ponderato. Ora, però, dovrà essere il Parlamento a emanare una legge che contenga le regole, all’interno di norme precise.
Dei paletti già esistono: è negata l’eutanasia attiva, cioè, richiedere la morte non in presenza delle condizioni sopraelencate. la morte su richiesta. È invece concesso al malato l’eutanasia passiva, chiedere ai medici, per iscritto o davanti a testimoni, di interrompere la somministrazione di misure che lo tengono in vita. Insomma, una morte anticipata causata dalla mancata somministrazione di farmaci.
Le Gemelle Kessler da molti anni erano da anni iscritte alla Deutsche Gesellscahft für Humanes Sterben (Dghs), la Società Tedesca per la Morte Umana. Come associate avevano espresso da tempo la volontà di essere messi in contatto con un team, che aveva valutato che si trattava della loro libera volontà senza condizionamenti esterni.
Psicologi e avvocati della associazione hanno valutato la loro richiesta come quella di molte altre persone. Per l’esattezza sono cinquantamila gli iscritti all’associazione e pagano una quota di 60 euro annuali.
In Germania lo scorso anno i suicidi assistiti sono stati 623, nel 2026 si dovrebbero sfiorare gli 800.

Fonte: Fondazione Veronesi
In Francia a decidere sul suicidio assistito nel prossimo futuro sarà il Senato, voto ritardato dalla crisi di governo, una legge già approvata a maggio dall’Assemblea Nazionale. È previsto che possa accedervi chi colpito da una malattia incurabile in stadio avanzato, che abbia la capacità di intendere e di volere la maggiore età. Potrà somministrarsela da solo il malato, con un farmaco scelto da un dottore, o da medici, nel luogo che desidera purché non pubblico.
Nel Regno Unito è incorso una discussione intensa alla Camera dei Lord, ma in Parlamento ha già superato la seconda lettura: la «Terminally Ill Adults (End of Life) Bill» che consente il suicidio assistito per malati terminali in Galles e Inghilterra.
Dal 2021 in Spagna sono consentite sia l’eutanasia sia il suicidio assistito. Si può ricevere la prescrizione di una sostanza letale, per somministrarsela, o la somministrazione diretta da parte del medico. Quali sono le condizioni? Essere affetti di un male grave e incurabile ed avere la maggiore età.
Ed in Italia?
Nel nostro paese l’eutanasia e suicidio assistito non sono leciti. Il suicidio assistito si può però richiedere alle autorità sanitarie sempre che la malattia sia incurabile e il malato sia capace di intendere, e inoltre che sopravviva solo grazie alle cure somministrate. Solo le regioni Toscana e Sardegna hanno votato leggi che lo consento.

Fonte: ANSA
Un fatto è certo la decisione delle gemelle Kessler non hanno solo scosso le nostre memorie, ma hanno acceso ancora una volta i riflettori sulla questione del “fine vita” deciso dalla persona.
Riflessioni diffidi ma necessarie oggi più di prima.
Luigi Marra
