Serve, ed è urgente, un riassetto generale degli Stati, della politica e della socialità
Sono stato invitato ad un convegno organizzato da una banca primaria dedicato agli investimenti ed alla nuova economia. Chiaramente i relatori erano tutti alti funzionari. Ho sentito per circa un’ora e mezza l’entusiasta apologia dell’intelligenza artificiale e di tutti i vantaggi che avrebbe certamente portato nella finanza, ma anche nella tecnologia, nella medicina e praticamente in tutti i campi del vivere e del sapere umano.
Al termine del convegno il funzionario che mi aveva invitato mi ha chiesto che ne pensassi ed io, che certamente non brillo per simpatia, ho risposto due cose: “Caro dottore, in primis ho sentito tante cose poco intelligenti per più di un’ora. L’idea di esaltare l’Intelligenza artificiale nuda e cruda senza accompagnarla ad una rifondazione del patto sociale la trovo deprimente. Secondariamente la avverto che, se quello che è stato raccontato dai relatori si avvererà, lei non serve più”. È chiaramente rimasto spiazzato dalla mia risposta e non ha replicato per mera educazione.

Fonte: Agendadigitale.eu
Non riesco a comprendere come si possa parlare di questo nuovo strumento senza una profonda preoccupazione. A queste obiezioni vengono date le solite risposte: “Hai paura del progresso” o, peggio, “Si dicevano le stesse cose all’alba della prima e della seconda rivoluzione industriale”. Peccato che con la rivoluzione industriale abbiamo spostato il lavoro dell’uomo dall’attività manuale a quello intellettiva. Ora un altro gradino non lo abbiamo.
È stato stimato che per raggiungere 100 milioni di utenti il telefono ci mise 75 anni, l’automobile 62, l’elettricità 46, Internet 7, Facebook 4,5. Chat GPT 2 mesi. Chiunque di buonsenso avrebbe timore di una cosa così veloce. I lavoratori che usano l’AI sono il 43 % negli USA, il 35 % in Inghilterra, il 30 % in Germania e quasi il 26 % in Italia. A fronte di questi dati il mercato del lavoro che ha sofferto di più per licenziamenti, riportandoli addirittura al di sopra del periodo Covid, è stato proprio quello statunitense ed in particolare proprio il settore tecnologico. Verrebbe da dire che è la prima volta che chi ha montato la forca ha subito l’impiccagione per primo.
Serve, ed è urgente, un riassetto generale degli Stati, della politica e della socialità. La velocità impressa all’innovazione è tale che tutte le istituzioni e tutte le loro regole saranno sempre in ritardo. La stessa innovazione sembra lanciata a tutta velocità ma su un binario morto. Faccio un esempio. Una delle più grandi infrastrutture mai create dall’umanità è stata certamente il telefono. Abbiamo portato due fili a casa di tutti gli utenti in tutto il mondo, abbiamo posato cavi sottomarini. In tutto questo abbiamo investito una montagna di miliardi e creato un Business mondiale che ha ben potuto sopportare l’investimento stesso. Ma se il cellulare fosse stato inventato non 80 anni dopo il telefono ma solo dopo 20 anni l’investimento del telefono fisso sarebbe stato il più negativo dei Business mai esistiti.
La scienza definisce “genio” chi riesce a mettere in contatto due punti lontani del sapere. Precisamente quello che fa l’AI che però opera avendo a disposizione l’intero scibile umano. È evidente che ogni invenzione che sia figlia di questa tecnologia avrà una vita talmente breve che non varrà la pena di investirci sopra. È la storia del drone di ultima generazione che costa € 20.000 e che compete e batte i missili che costano un milione l’uno.
Oggi quegli arsenali missilistici, figli di tecnologie sofisticatissime, sembrano obsoleti anche agli utenti dei telegiornali. Non debbono ripetersi gli errori del passato. Con la globalizzazione abbiamo messo in concorrenza i lavoratori occidentali con i bambini asiatici. Con l’evoluzione tecnologica abbiamo accettato che si creassero compagnie private che fatturano più degli Stati e che adesso dettano le regole.
Ma se lasceremo che pochissimi soggetti abbiano a disposizione la genialità più evoluta e la mettano in concorrenza con il mondo del lavoro, allora avremo lasciato il passo a dittature socioeconomiche a confronto delle quali i totalitarismi del 900 potranno sembrare poca cosa.
Ferruccio Zappacosta
