Il tempo si fa custode del silenzio
L’Umbria si svela come uno scrigno infinito di bellezze segrete, un respiro antico che sfugge alle pagine delle guide turistiche per rifugiarsi nel mistero profondo della terra. È quassù, a Cesi, dove la montagna tocca gli ottocento metri di altitudine, che sorge la Romita. Conosciuta anche come il Convento di Santa Maria Annunziata, questa dimora dello spirito appare come un’isola di pietra sospesa nel verde, un luogo dove il tempo smette di scorrere per farsi memoria eterna.
Le sue pietre sussurrano storie millenarie. Già nel IV secolo d.C. i monaci siriani vi cercarono il volto dell’Assoluto, seguiti dai frati benedettini che edificarono una piccola cappella, fragile riparo per le anime e i passi dei pastori transumanti. Fu nel 1213 che San Francesco vi impresse il sigillo dell’infinito: tra questi boschi, il Poverello d’Assisi compose l’ Exhortatio ad laudem Dei, il battito originario da cui sarebbe fiorito il Cantico delle Creature.
Oggi la Romita resta uno degli eremi più incontaminati dell’intera regione, un tempio naturale dove la Chiesa della Santissima Maria Annunziata, le piccole celle, il chiostro e il refettorio si nascondono come segreti tra alberi ad alto fusto, lecci severi e un maestoso cedro del Libano.
Al cuore di tutto, un’antica grotta custodisce il silenzio del mondo. In quest’era di rumore digitale e connessioni perenni, l’eremo si erge come un baluardo di resistenza spirituale. Dopo secoli di preghiera, accoglienza e confische storiche, la Romita era tornata a essere un cumulo di rovine soffocate dai rovi. Negli anni Novanta, lo sguardo visionario di Frate Bernardino Greco ha saputo vedere la vita dove c’era l’abbandono.

Fonte: Cesi Porta dell’Umbria
Pietra su pietra, grazie alle mani laboriose e gratuite di volontari giunti da ogni angolo della Terra, l’eremo è rinato, tornando a essere quel ponte invisibile che unisce l’umano al divino. Dal giugno del 2022, da quando il frate ha lasciato questa terra, sono i custodi volontari a mantenere vivo il fuoco dell’accoglienza. Alla Romita la modernità fa un passo indietro: non c’è luce elettrica, non c’è acqua corrente. Le cisterne raccolgono la pioggia dal cielo, offrendo l’essenziale per vivere, cucinare e purificarsi. È la lezione francescana che si fa carne, conservata intatta nella sua poetica povertà.
Per chi sente il richiamo di questo dialogo mai interrotto tra l’uomo e il creato, l’invito è quello di spogliarsi del superfluo. Bastano un sacco a pelo, una torcia per illuminare i passi nel buio e scarpe da trekking per salire il monte.
Chiamando i numeri 0744 283006 o 346 4107908, le porte della Romita si apriranno senza chiedere tariffe, ma accogliendo il dono libero di chiunque voglia lasciare un pezzo di cuore in questo frammento di cielo.
Sonia Terzino
