Da lassù continua a prenderci in giro, ne abbiamo bisogno, perché tu lo hai fatto divertendoti, ma con amore

Autunno del 1978, Ponte Milvio, Roma, di fronte alla sezione del Partito Socialista. Un ragazzo, magro, dai colori chiari, poco più che ventenne mi guarda con un sorriso aperto: “Ma lo vuoi capire che questo paese ha bisogno di una sinistra moderna e riformista, altro che di luoghi comuni di una sinistra parolaia che non sa guardare al futuro”.

Il ragazzo che avevo di fronte, accalorato ma non astioso, era Francesco Gesualdi, che dopo avermi apostrofato a lungo durante il dibattito all’uscita mi si avvicinò e mi disse con un sorriso: “Dai non te la prendere, sei in minoranza, la vita va così, che dici ci andiamo a bere qualcosa in piazza?”.

La politica all’epoca era questo, dirsele di santa ragione, dopo, finito l’agone, condividere i valori della stessa casa di appartenenza. Socialista appunto.

Ma Francesco aveva in quel sorriso, che spesso diventava una contagiosa risata, il germe del piacere di vivere con chi aveva scelto anche esperienze uniche e profonde, che in alcuni casi diventavano amicizia. Abbiamo camminato insieme per quasi cinquant’anni, la nostra una piccola storia che a volte ha incrociato la grande storia.

Fonte: Cronache Maceratesi

L’ha riempita di passione e mestiere il mio amico, che della versatilità ha fatto uno strumento di affermazione professionale, sin dall’inizio dai circoli Rosselli all’Arci. Quando gli chiedevo come aveva fatto a passare dall’impegno politico alla televisione per poi planare nel mondo delle istituzioni che governano il cinema nel nostro Paese, mi rispondeva: “Forse perché da ragazzo ho organizzato nell’ostello del Santuario della Madonna di Loreto nelle Marche una discoteca, ero stato io il primo a farlo lì, avevo unito il sacro ed il profano”.

Ridevo di cuore, anzi quando potevo me lo facevo ripetere, fingendo magari di averlo dimenticato oppure di non volerci credere, una scusa per ascoltare l’inizio di una epopea personale, essere una grande uomo di relazioni.

Era dissacrante ma non cinico Francesco, pungente ma al contempo ricco di umanità, sapeva che lui, io, i nostri amici, gli uomini della politica e delle istituzioni eravamo, siamo e saremo sempre portatori sani di contraddizioni, di colpe e di genialità, di amore e di tradimenti. Lui però non mi ha mai tradito, anche quando da amico prima che da politico lo avevo deluso. Si divertiva dunque a dissacrare tutto e tutti, consapevole che lui per primo non sfuggiva a questa regola.

Insomma, si rompe una alleanza politica, si fanno accordi con gli avversari di una volta diventati compagni di viaggio adesso ma nel futuro chissà senza perdersi per strada i valori. Tutto si tiene se si accettano le regole del gioco. Questa regola per lui non valeva nell’amicizia, ed io lo so, come lo sanno i suoi amici di una vita. Prendersi per il culo ci sta, anche quando il malcapitato non è presente, ma mai lasciarlo da solo quando ne ha bisogno.

La goliardia permette tutto tra le persone unite dai sentimenti dell’amicizia, proprio perché si vogliono bene, e Francesco lo sapeva. Divertirsi in riva al mare con un microfono facendo finta di essere un deejay, memore di essere stato un conduttore di una nota trasmissione televisiva per ragazzi che andava in onda sulla rai negli anni Ottanta, dai Santuari alla Tv passando per le radio locali.

Il Cinema, la stagione di Cinecittà. Amandolo davvero il grande schermo, non si vergognava di criticare le opere grondanti di intellettualismo preferendo quelle rivolte ad un pubblico popolare, più semplici, forse, ma cariche di saggezze contadine.

Una volta gli dissi: “Ma lo sai che stai citando Pasolini?”, “Appunto” mi rispose, lui vittima degli intellettuali di una sinistra ipocrita. Quando ti ho avuto accanto nella cavalcata della stagione alla Regione, dal 2005 al 2010, ci siamo sentiti realizzati. Da Ponte Milvio a Via Cristoforo Colombo, tu segretario generale ed io il “tuo Presidente “. Non sai quanto mi faceva piacere quando lo dicevi.

La politica ce l’avevi nel sangue, come la capacità di mediare, di includere. Per far nascere il Festival della Fiction, una tua intuizione, riuscisti a far incontrare nel mio ufficio il Direttore Generale della Rai dell’epoca Cappon e il Presidente di Mediaset Confalonieri.

Dopo la regione sei tornato al cinema e alla cultura, la ‘Film commission’ delle Marche e la Fondazione Brancaccio, con cinque anni in mezzo dedicati al sociale, all’Associazione per la lotta alle Leucemie.

Ed ora lasciami dire quello che ho visto con i miei occhi in tutti questi anni.

Il tuo grande amore la famiglia, il tuo vero e unico obiettivo esistenziale, la tua famiglia è lì forte e salda a custodire i sentimenti e i valori che gli hai consegnato. Amico mio ci sei riuscito. Ma questo lo sapevi già.  Cristina tua moglie e tuoi gioielli Arianna, Giacomo e Claudia hanno già iniziato ad accarezzare i ricordi, poi lo sai si trasformeranno nuovamente in vita, ma anche questo lo sapevi.

Tutti ti hanno ricordato, per primi i tuoi fratelli Gemma e Filippo, per il tuo indimenticabile evviva con le braccia larghe che donava felicità.

Ecco perché per questa ultima volta lasciami, con il tuo permesso, dire evviva sono stato amico di Francesco Gesualdi. Da lassù continua a prenderci in giro, ne abbiamo bisogno, perché tu lo hai fatto divertendoti, ma con amore.

Piero Marrazzo