Perché nonostante il fallimento resta il gradimento?

L’abolizione delle accise sulla benzina? Non più di un eclatante video sui social. L’eliminazione del canone RAI? Ma non scherziamo nemmeno. La sforbiciata dell’IVA sui prodotti della prima infanzia? Smettiamola.

Fosse riassumibile l’elenco di promesse fatte e non mantenute si dovrebbe aprire una rubrica, ma sarebbe un esercizio di puro masochismo. Il Governo Meloni nasce da lontano, da un processo di graduale inserimento di Fratelli d’Italia nella cerchia magica dei partiti della destra mondiale che hanno direttive ben precise e seguono termini, condizioni, temi e agende politiche dettate da gruppi e lobby che finanziano e sostengono il progetto.

Dopo aver furbescamente mantenuto il posizionamento, in opposizione al Governo Draghi, passando all’incasso in termini di consenso, Giorgia Meloni ha ereditato la celebra agenda di Super Mario.

Zero contatto con la stampa, nessuna ospitata televisiva se non organizzata dal proprio ufficio stampa, qualche conferenza ma solo istituzionale e priva di contraddittorio. Invertita la rotta, da destra sociale a destra dell’establishment: piace alle agenzie di rating, banche, fondi di investimento.

Piace a qualche nostalgico, che adora la mascella stretta, lo sguardo glaciale, la determinazione nel parlare di sicurezza, migrazione, ordine e disciplina, ma sempre attaccando il nemico, mai portando dati inconfutabili. Perciò meglio attaccare giudici, comunisti, sindacati, lobby e categorie del centrosinistra. E fa bene, ma i dati? Quelli che servono agli italiani a prescindere dall’ideologia?

Il centro costruito in Albania è un obbrobrio in termini di diritto internazionale e di spreco di denaro pubblico. Il Ponte sullo Stretto? A voglia a prendersela con la Corte dei Conti. L’intervento sui salari e gli stipendi? Ridicole iniziative sull’IRPEF che si sentono a partire dai 30mila euro di reddito: averceli.

Così il Paese continua ad indebitarsi, sfondando il muro dei 3mila miliardi di euro e la crescita continua a segnare lo zero virgola, nonostante il doping di un fiume di denaro pubblico proveniente dal PNRR i cui rubinetti non solo a breve si chiuderanno, ma parte di quei 194 miliardi di euro, solo 69 è a fondo perduto, ben 122 miliardi dovranno essere restituiti.

Così i progetti ed i cantieri PNRR si sono ridotti a generare poche ricadute in termini occupazionali, a qualche indice di gradimento, all’approvazione di questa o quella categoria. Nulla più e, a partire dal 2027 iniziano i guai e l’ombra di una nuova crisi economica di un Paese ultra indebitato e con una crescita vicina allo zero, se non al di sotto.

Eppure. il consenso resta alto, sia della Premier che del suo partito. Una ovvia conseguenza di due fattori. Il primo deriva dai meriti comunicativi di Giorgia Meloni e del suo staff. Un frame chiaro, uno storytelling coerente, un piano editoriale fortemente controllato. Un mondo conservatore ed ultra conservatore abbracciato e coccolato con la promessa di essere la diga alla deriva progressista, comunista e socialista. Propaganda moderna, precisa e puntuale.

Fonte: Governo Italiano

Il secondo fattore è l’inconsistenza di un centro sinistra italiano che si è riposizionato e stratificato su un’agenda politica scarsa con pochi temi e tante bandiere. Un’agenda utopica fatta di un progressismo di facciata, che sposa nobili temi ma non si concentra sulle ambiguità che essi stessi generano: il progresso, la tecnologia, il digitale, la globalizzazione dei mercati e delle economie hanno portato al primato della finanza sulla politica, al predominio del privato sul pubblico, perciò o si inverte la rotta o tutto ciò che si propone torna più utile ai piani alti che non a quelli medio bassi, che poi dovrebbero rappresentare la base elettorale.

Nonostante i fallimenti, Giorgia Meloni appare più credibile di un centro sinistra che guarda a Zohran Mamdani per trovare un riferimento vincente di una sinistra che batte la sinistra, che insegue i miti della Silicon Valley fino a dover giustificare le proprie Tesla di famiglia, che preferisce guardare oltre i propri confini, perché qui, in Italia, ha governato e tanto, ed i risultati sono le macerie su cui oggi cammina sorniona, felice e spensierata una leader forte, una politica scarsa, un Governo imbarazzante.

Alberto Siculella