Valutazione delle mosse adottate dalla nostra premier in ambito di politica estera
A tre anni dall’insediamento dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni possiamo dire che la stessa si è abilmente guadagnata una posizione di tutto rilievo nello scacchiere geopolitico.
Il rapporto naturale, scaturente da un idem sentire, pur in mezzo a molte differenze, con l’inquilino della Casa Bianca, le ha permesso di essere spesso protagonista, reale o percepita, di molti degli incontri ai vertici che si sono tenuti negli ultimi mesi. Già prima dell’elezione di Trump, a dire il vero, si era senza troppo sforzo accreditata presso le istituzioni europee ed era riuscita a ricevere buona accoglienza e avviare dialoghi con quasi tutti i governi occidentali, specialmente quelli di peso. È peraltro sostanzialmente l’unica figura tra i Capi di Stato dei maggiori paesi dell’Europa occidentale che dialoga, peraltro trovandocisi molto a suo agio, con Orban.

Fonte: ItaliaOggi
Sulla questione ucraina il suo atteggiamento non è stato probabilmente improntato a un coraggio leonino, in quanto l’impressione di massima che ha dato è stata quella di seguire la strada tracciata da Biden e, un po’ di riflesso e un po’ per medesime valutazioni, dalla totalità dei grandi paesi occidentali, sebbene preme ricordare che la sua posizione sulla crisi ucraina pre-2022 e su simili situazioni aveva sicuramente già alcuni contorni chiari, riassumibile nella formula “difesa del suolo patrio”, che non sembrano aver fatto troppo sforzo ad adattarsi alla situazione successiva all’aggressione russa.
Ha avuto oggettivamente un ruolo rilevante, per quanto sicuramente nel ruolo di comprimaria (ma cosa si può chiedere oggettivamente al nostro paese nelle condizioni complessive in cui versa?) nel conflitto israelo-palestinese appena congelato. Anzi, su questa tragica vicenda non ha lesinato, specialmente nelle ultime settimane, critiche e distinguo, sebbene non usando, ma non è certo necessario e forse nemmeno particolarmente raccomandabile, voce tonitruante.
Nel complesso possiamo senza dubbio asserire che si è saputa muovere in maniera decisamente scaltra, riuscendo a comportarsi civilmente, per lo meno recitando in maniera convincente, durante i due anni abbondanti in cui si è dovuta, giocoforza, interfacciare con il presidente Biden. Sicuramente ha dimostrato che a livello di statura internazionale, la quale sembrerebbe largamente basata sulla percezione, specialmente negli ultimi anni, aveva le caratteristiche per non sfigurare più di tanto.
Sulla sostanza dietro al persuasivo sembiante occorrerà esprimersi in altra sede.
Alberto Fioretti
