La Fondazione Ragghianti di Lucca presenta: Emilio Malerba (1878-1926). Dagli esordi al Novecento Italiano.
A cent’anni dalla morte del pittore milanese Emilio Malerba la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti realizza la prima mostra monografica dedicata, in epoca moderna, a questa figura decisiva ma ancora non abbastanza conosciuta del panorama artistico italiano della prima metà del XX secolo. Quest’esposizione bellissima, visitabile fino al 7 giugno 2026, è frutto di studi e ricerche e di un importante lavoro di reperimento delle opere svolto meticolosamente dalla Fondazione, che ci regala sempre percorsi espositivi di grande interesse e stupore.

Emilio Malerba, Alessandra Macchi Menni col figlio Piercarlo, 1917, olio su tela, 113 × 90 cm, collezione privata – (fotografia di Luca Carrà) – Fonte: Ufficio Stampa
La mostra, curata dal Direttore Paolo Bolpagni e da Elena Pontiggia, segue il percorso artistico di Malerba dagli anni giovanili fino alla produzione post-scapigliata, novecentista e purista, presentando un ampio numero di inediti. Dopo essersi formato all’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1896 al 1898, Emilio Malerba esordì nel 1906 con opere che si avvicinavano alla tarda scapigliatura, tra paesaggi e ritratti di soggetti evanescenti, mentre in seguito riuscì a distinguersi soprattutto per la realizzazione di cartelloni pubblicitari che rimandano al mondo della Belle époque. Tra quelli esposti troviamo i manifesti ideati per L’Amaro Ramazzotti di Milano e per i Grandi Magazzini Italiani E. & A. Mele & C. di Napoli, dove emerge l’interesse dell’autore per la figura femminile e la sua rappresentazione, in seguito volta all’espressione della vita interiore dei soggetti piuttosto che alla resa fisionomica.

Emilio Malerba, Le amiche, 1924, olio su tela, 134 × 151,5 cm, Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Collezione VAF-Stiftung, Rovereto – Fonte: Ufficio Stampa
Dal 1916 l’artista definì in maniera più strutturata la sua pittura, tanto che nel 1922 espose alla Biennale di Venezia una serie di dipinti, tra cui il celebre “Le Maschere” (1922), presentato anche nell’attuale esposizione lucchese, che mette in luce la sintonia di Malerba con la nuova corrente del Realismo magico, dove la pittura del mondo ne rivela l’essenza misteriosa ed inafferrabile. Sensibilità che emerge anche in opere come “Ritratto di giovinetta” (1919) o “Femmina volgo” (1920), in cui i soggetti si fanno più nitidi eppure sfuggenti, immersi in contesti quotidiani ma segretamente incantati. Ora, come in seguito, l’immaginario di Malerba è quello dell’intimità domestica, delle confidenze familiari, di vite che non oltrepassano il perimetro di una stanza, di donne, bambine e adolescenti immerse nel loro piccolo universo, che lascia trasparire dietro il velo dell’esistenza di tutti i giorni, la delicatezza di sentimenti e l’introversa sensibilità che anima le sue protagoniste. Nel 1922 Malerba, insieme con altri sei colleghi, tra cui Mario Sironi e Achille Funi, fu tra i fondatori del gruppo del “Novecento”, compagine legata alla necessità di un “ritorno all’ordine” nell’arte dopo le sperimentazioni avanguardiste degli anni Dieci, recuperando come riferimento l’antichità classica e l’armonia della composizione.
Malerba dedicava mesi e mesi di lavoro minuzioso alla realizzazione di ogni opera, un vero senso del mestiere, un lavoro di ritorno alla “buona pittura”. Nel 1926, dopo mesi di malattia, l’artista morì prematuramente all’età di 48 anni. Nonostante la brevità della sua carriera, Malerba riuscì a delineare una poetica di grande raffinatezza, basata sull’indagine del “vero”, inteso non come semplice realismo, ma rivelazione della dimensione interiore di figure e oggetti.

Emilio Malerba, Autoritratto, 1916, olio su tela, 86 × 70 cm, courtesy M.M.M. Archivio Gian Emilio Malerba, Monza – Fonte: Ufficio Stampa
A completare il percorso espositivo della mostra, si trovano le opere degli altri artisti del nucleo iniziale del Novecento: Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Piero Marussig, Ubaldo Croppi e Mario Sironi, oltre un ritratto di Malerba realizzato da Primo Sinopico nel 1917.
Francesca Chiarantano
