La credibilità ha dei termini temporali superati i quali ciò che si può fare è solo sperare nella Giustizia Divina

Ha riempito le pagine di cronaca la notizia della riapertura del caso “Pasolini”, il poeta-regista morto in circostanze mai del tutto chiarite presso l’idroscalo di Ostia nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975. A togliere la polvere dal fascicolo dell’indagine, un esposto presentato dall’Avv. Stefano Maccioni, già difensore di uno dei cugini del poeta-scrittore nonché avvocato dell’Ordine dei giornalisti del Lazio. Il procedimento è stato affidato al sostituto procuratore Silvia Santucci.

Ma il caso “Pasolini” non è nuovo a questo genere di pratiche giudiziarie: infatti, anche nel 2016 e nel 2023 erano state presentate istanze di ripresa delle indagini, ma senza successo per via del respingimento dei magistrati capitolini.

Secondo il legale, “come evidenziato oramai da quasi 18 anni, la verità giudiziaria che attribuiva la responsabilità esclusiva a Giuseppe Pelosi è stata spazzata via dai risultati delle prove scientifiche da noi richieste”. Maccioni ha anche rivolto un appello: “Invitiamo tutte quelle persone che fino a oggi hanno preferito tacere su ciò che sanno a farsi avanti e parlare”.

Per fare un rapidissimo riassunto, il regista venne trovato morto in un luogo che, ancora oggi, rappresenta una zona malfamata sita alla periferia del quartiere romano di Ostia. Figuriamoci mezzo secolo fa! Pasolini, era solito accompagnarsi con i cosiddetti “ragazzi di vita”, ovvero giovani spesso minorenni, omosessuali, che si prostituivano nei pressi della Stazione Termini e che venivano abbordati da persone anche benestanti che pagavano per ottenere piaceri sessuali.

Fonte: Corriere della Sera

Un altro caso, qualche anno dopo, destinato a rimanere un grande punto interrogativo fu quello della povera Emanuela Orlandi, scomparsa misteriosamente in un periodo, i primissimi anni ’80 (era il 1983 per l’esattezza), dove in Italia c’era un coinvolgimento tale di attori (che andavano dalla Politica, all’Economia passando per l’Industria, la Massoneria, la Malavita financo il Vaticano) da non saper realmente a chi dare i resti! E con lei, scomparve anche la povera Mirella Gregori di cui, chissà perché, non si parla mai se non in maniera appena accennata, quando va bene.

Fonte: Comunicazione Italiana

Negli anni ’90 ecco il caso di Simonetta Cesaroni, la giovane uccisa nel signorile quartiere Prati (in via Poma) che, in oltre trent’anni di indagini, non è mai stato risolto. Anche qui molte supposizioni, indizi, prove, riletture degli ultimi istanti di vita della ragazza senza mai venire al bandolo della matassa.

Fonte: Wikipedia

I casi sopra menzionati sono quelli che hanno maggiormente scosso la popolazione, forse perché successi in intervalli storici particolari o forse perché, purtroppo, da un certo momento in poi sono aumentati talmente tanto casi di sparizioni, femminicidi e omicidi da non destare più nell’opinione pubblica quella curiosità mista a sconcerto che invece era viva nei periodi poc’anzi esaminati.

Riprendendo le parole del legale Maccioni “chi sa parli”, viene da chiedersi quanto senso possa avere, a distanza di decenni e decenni (come nel caso di Pasolini e degli altri nomi) riaprire casi destinati a rimanere rebus nella Storia di questa Nazione. A volte si ha l’impressione che certi fatti passati di cronaca nera servano più a riempire le pagine dei quotidiani (specialmente nei periodi estivi ma non solo) piuttosto che a cercare la Verità; sembra che a spingere legali e parenti delle vittime sia più la voglia di trovare un colpevole o dei colpevoli piuttosto che il colpevole o i colpevoli.

È vero: alla perdita di una persona cara non ci si rassegna mai, specialmente quando l’epilogo della sua vita è avvenuto in maniera tutt’altro che chiara e con dei colpevoli mai veramente consegnati alla Giustizia. Però è altresì sicuro che dopo anni chi sapeva si è portato il segreto nella tomba e, se al contrario, è ancora in vita, viene da domandarsi quanto valore possa avere la sua versione dei fatti oggi, dopo trenta, quaranta o cinquant’anni?

Ci sono verità che, per poter pesare in un processo e contribuire a fare luce e giustizia debbono essere raccontate immediatamente. Quando, invece, si preferisce la via del silenzio, allora non ha senso dopo anni (ammesso di esserci ancora) parlare di eventi, persone e situazioni che potrebbero anche risultare di pura finzione.

La credibilità ha dei termini temporali superati i quali svanisce totalmente e ciò che si può fare è solo sperare nella Giustizia Divina.

Stefano Boeris