Cosa comporta la progressiva sparizione degli ultimi lacerti del Diritto Internazionale?

Il diritto internazionale è spesso rappresentato come una spada senza elsa, poiché, nonostante sia un ordinamento caratterizzato dalle sue norme e dai suoi vincoli, resta ancora un diritto condizionato dai rapporti di forza che governano gli equilibri, spesso instabili, tra gli Stati. L’affermazione della Giustizia nei rapporti fra Stati è, infatti, normalmente condizionata dalla necessità che un giudice internazionale sia investito della funzione di giudicare direttamente dagli Stati interessati, che potrebbero far prevalere, a discapito di un principio di giustizia, ragioni opportunistiche ed egoistiche: dovendo dichiararsi disposto ad accettare la giurisdizione di un giudice internazionale, uno Stato potrebbe valutare preventivamente la convenienza a esporsi a una pronuncia sfavorevole.

Quanto detto non vale in tutti casi, poiché nel contesto internazionale si affermano anche tribunali la cui autorità non dipende, come nell’esempio precedente, dalla volontà degli Stati disposti a subire una decisione. Ne è un esempio la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che controlla il rispetto della Convenzione europea sulla salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Anche in questo caso, tuttavia, la competenza di queste corti trova fondamento pattizio, vale a dire in un atto, un trattato, attraverso il quale uno Stato decide di accettare, una volta per tutte, la competenza di queste corti. Insomma, possiamo dire che, seppur la comunità internazionale non manca in senso assoluto di giudici, non perde la sua natura politico-diplomatica che ha da sempre caratterizzato i rapporti fra Stati.

Fonte: Imesi

Le vicende che ci troviamo a commentare in questi giorni con l’attacco combinato di Stati Uniti e Israele all’Iran e tutte le dinamiche che ne sono derivate mostrano chiaramente quanto lo stesso diritto internazionale si trovi sempre di più in una posizione periclitante. È evidente che si sta solo rendendo ovvio, svelando pienamente quello che prima era parzialmente celato, dacché non è certo da oggi che i vari stati del mondo, specialmente le nazioni più potenti e influenti, ragionano prevalentemente secondo logiche di potenza e di interesse. Le prove generali, peraltro, di quanto occorso nelle ultime settimane erano state costituite dall’operazione che ha portato al rapimento del Presidente venezuelano Maduro e, per altri versi, dallo scoppio e dallo sviluppo della crisi ucraina.

L’elemento sul quale però si riflette decisamente troppo poco è che proprio in quest’epoca in cui si sta sollevando il velo di maya, in cui queste manovre stanno tornando pienamente allo scoperto, e per certi versi ancora di più e con ancor meno infingimenti di un qualsiasi passato, occorrerebbe maggiore prudenza sotto il profilo degli effetti a lungo termine di queste manovre all’interno dei nostri stessi sistemi. Se infatti un’opinione pubblica si convince che il proprio stato o gli stati che compongono lo stesso sistema e civiltà agiscano brutalmente seguendo esclusivamente il proprio interesse, facendo strame di ogni diritto possibile, cominceranno ad avversare sempre di più e sempre più scopertamente e consapevolmente il proprio sistema, arrivando fino agli empiti di complottiamo che, lo sappiamo tutti, sono il fattore che forse più di ogni altro costituisce la coscienza occidentale contemporanea.

Alberto Fioretti