Una commedia divertente e allo stesso tempo riflessiva dove ogni attrice e attore ha dato spessore al proprio personaggio rendendolo credibile e degno di attenzione
Lo scorso 1° luglio è stato portato in scena presso il Teatro Ar.Ma lo spettacolo “Aiutati che Dio ti aiuta”, adattato e diretto da Vito Caporale, che ha visto attrici e attori amatoriali cimentarsi in ruoli divertenti e allo stesso tempo complessi, in termini interpretativi.
Maria Banaudi, Cristina Bozzi, Susanna Buscaglia, Maria Bulli, Vito Caporale, Francesca Forchini, Rocco Polimeni, Angela Terzi, Nicoletta Todaro, Roberta Tortora, Graziella Toscano e Daria Veronese hanno narrato le vicende di persone in cerca della propria autostima che si ritrovano nello studio di uno psicologo e che esternano, attendendo l’arrivo del professore e l’inizio della terapia di gruppo, le proprie fragilità. I problemi sono molteplici: balbuzie, ninfomania, eccesso di timidezza, ipocondria, mania della pulizia, sindrome di Tourette, complottismo e bipolarismo.

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In attesa dell’arrivo del professore, una delle pazienti viene colta da un attacco di panico e viene invitata ad andare in bagno dagli altri. È in quel momento che la donna, trova il medico svenuto seduto sul sanitario e dà l’allarme a tutti i presenti. La persona affetta da disturbo bipolare, allora, prende in mano la situazione ergendosi a professionista del settore e mettendo in riga i partecipanti attraverso diagnosi che affondano le proprie radici su serie TV considerate come vere e proprie lezioni universitarie.
Entra, a questo punto, in scena un’attrice che, dovendo effettuare un provino per un ruolo di segretaria e, volendo seguire il metodo Stanislavskij, ha accettato l’offerta di lavoro per la sostituzione della segretaria dello studio rimasta incinta.

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Giunta nella stanza e non sapendo che il titolare è un uomo, vedendo la donna bipolare indossare il camice, ritiene di avere davanti a sé la dottoressa. A questo punto, inizia la seduta con la complicità dei presenti che non vogliono rivelare alla poveretta la vera identità di colei che sta guidando l’incontro né che fine abbia fatto il vero professore. E questo segreto verrà mantenuto anche per i pazienti che entreranno successivamente.
La “cattedra” passa poi nelle mani di una complottista che scansa, con l’appoggio dei presenti, la bipolare che, fino a quel momento, aveva dispensato giudizi verso tutti. Quando la potenziale segretaria, deve recarsi in bagno, ecco elevarsi un coro unanime di “NO”, perché questo avrebbe significato la scoperta del segreto. Ed è proprio lì, che ciascuno riesce, seppur per qualche attimo, a superare il proprio problema ritrovando quella felicità e quell’equilibrio tanto desiderati.


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La seduta prosegue con nuovi ingressi, fino a quando l’arcano non viene scoperto proprio dall’attrice desiderosa di calarsi nei panni della segretaria. A quel punto, essendo anche lei “problematica”, trova modo e maniera di imbrancarsi col resto del gruppo.
Nel momento in cui la seduta si scioglie, ecco che ognuno torna a rivivere il proprio problema e quell’attimo che sembrava un traguardo finisce col diventare un ricordo.


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Una commedia divertente ma anche riflessiva. Ogni attrice e attore ha dato spessore al proprio personaggio rendendolo credibile e degno di attenzione. Un plauso a Vito Caporale che ha saputo tenere all’interno di tempi giusti l’intera storia (un’ora e mezza in totale, compreso l’intervallo).

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TEATRON – Accademia Professionisti Spettacolo, di cui fanno parte questi allievi, ha dato prova di come il palcoscenico possa essere calcato a qualsiasi età e senza che ci sia, per forza, un’esperienza alle spalle. La compagnia era formata da veterani ma anche da nuove leve.
Un ringraziamento al Teatro Ar.Ma nella persona di Daria Veronese che ha ospitato la rappresentazione.
Ad maiora semper!
Stefano Boeris
