Con Peppino di Capri scompare uno degli ultimi grandi protagonisti della Canzone nostrana
Dobbiamo, purtroppo, salutare un’altra Voce del panorama musicale italiano che all’età di 86 anni, ha deciso di cantare su un palcoscenico “Celeste”: Peppino di Capri.
Il cantante, al secolo Giuseppe Faiella, si è spento nella sua Capri dopo una lunga malattia a poca distanza dal suo compleanno (il 27 luglio). La Musica era subito entrata nella sua vita: il nonno, infatti, era musicista nella banda musicale di Capri mentre il padre Bernardo, che aveva un negozio di dischi e di strumenti musicali, nel tempo libero suonava il sassofono, il clarinetto, il violoncello e il contrabbasso in un’orchestra. Correva l’anno 1943 quando il futuro cantante si esibì per la prima volta, a soli quattro anni, suonando il pianoforte davanti alle truppe alleate presenti sull’isola durante la guerra.
Dopo tanta gavetta ecco che, nell’estate del 1958, durante una serata a Ischia, il gruppo di cui Peppino faceva parte, venne notato da un dirigente della casa discografica milanese Carisch che gli propose un contratto discografico. Così, i cinque musicisti partono per Milano ricchi di sogni e con una Fiat 1100 per incidere dieci brani proposti dalla casa discografica. Mario Cenci, chitarrista della band e dotato di molta creatività, propose, poi, il cambio di nome al gruppo (che fino a quel momento si chiamava “Capri boys”) dicendo a Peppino: “Siccome ti chiami Peppino e vieni da Capri ti chiamerai Peppino di Capri”. Il nome completo della band sarà, quindi, “Peppino di Capri e i suoi Rockers”.
Una curiosità: fino al 1989, tuttavia, il cantante firmò le sue canzoni con il suo nome anagrafico, essendo iscritto alla società degli autori con quest’ultimo e non con il suo pseudonimo.

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Ma la consacrazione arrivò nel 1960, risultando onnipresente in hit parade. Nel 1963 vinse la seconda edizione del Cantagiro davanti a Little Tony, Celentano e Paoli.
Quindici partecipazioni al Festival di Sanremo (con due vittorie, nel 1973 e nel 1976), quattro partecipazioni al Festival della Canzone Napoletana (con una vittoria, nel 1970) e nove partecipazioni a Canzonissima. E, ancora, una serie di successi indimenticabili come “Un grande amore e niente più”, “St Tropez twist”, “Roberta”, “Luna caprese” e “Champagne”, forse la più famosa e la più ballata.
Con Peppino di Capri scompare uno degli ultimi grandi protagonisti della Canzone nostrana; un signore e un esempio di stile ed eleganza che oggi purtroppo non trovano più spazio, se non in sporadici momenti, nel panorama artistico. Un musicista capace, di classe e in grado di affidare al pentagramma vere e proprie poesie. Non si attraversano sessant’anni e più di musica, riuscendo a parlare a generazioni, mantenendo il proprio stile, se non si ha alle spalle gavetta, preparazione e genialità.

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Ma gli Artisti sono immortali grazie alle loro opere e quindi, c’è da sperare che i network radiofonici non si ricordino di lui solo ora, cavalcando l’onda dell’emozione per la scomparsa, ma continuino a passare le sue Canzoni che tanto avrebbero da insegnare alle generazioni attuali.
Stefano Boeris
