Partirà il prossimo 5 febbraio il 6 Nazioni, il prestigioso e storico torneo di rugby a 15 che vede coinvolte sei squadre partecipanti quali l’Inghilterra, l’Irlanda, la Scozia, il Galles, la Francia e l’Italia

La nostra rappresentativa, aggiuntasi nel 2000, pur esordendo con una storica affermazione (34-20) contro la Scozia allo stadio Flaminio di Roma, ha rappresentato per anni l’anello debole del torneo terminando spesso nelle ultime posizioni della classifica. Dall’edizione del 2024, dopo un periodo non certamente brillante, l’Italia sta riemergendo e molto probabilmente raggiungerà qualche vittoria nel torneo di quest’anno. Grandi meriti dei passi in avanti registrati vanno attribuiti al commissario tecnico Gonzalo Quesada cha ha trasmesso ai propri ragazzi l’importanza della coesione in campo e dello spirito di squadra privilegiando il collettivo in tutte le sue forme.

Dopo tanti allenatori stranieri alternati sulla panchina della formazione azzurra, la scelta della Federazione di affidarsi al trainer argentino sembra quantomai opportuna nell’ambizione di una costante crescita in termini di gioco, di risultati ed anche di cultura sportiva.

Grandi capacità di Quesada ma anche dei suoi ragazzi a cominciare da Ange Capuozzo, giocatore francese naturalizzato italiano, dotato di grande agilità ed esplosività, letale come esterno nei suoi veloci contrattacchi, intelligente nell’interpretare ogni situazione di gioco. Un’altra stella della nostra compagine è sicuramente Tommaso Menencello, giovane rugbista colonna della Benetton Treviso, premiato come miglior giocatore nel 6 Nazioni 2024, potente e veloce, implacabile nei placcaggi, versatile ed eclettico nel sapersi disimpegnare sia come ala che come centro.

La Nazionale italiana poggia anche sulla forza di due terze linee quali il capitano Michele Lamaro e il gigantesco Sebastian Negri formidabili nei recuperi palla. L’obiettivo principale della formazione azzurra è proseguire nel processo di crescita vissuto negli ultimi due anni e confermare e, se possibile, migliorare il quarto posto del 2025.

Il calendario degli Azzurri prevede l’esordio il 7 febbraio allo stadio Olimpico contro la Scozia, a cui seguiranno due trasferte a Dublino contro l’Irlanda ed a Lille contro la Francia, il ritorno all’Olimpico contro l’Inghilterra e la chiusura il 14 marzo contro il Galles nella trasferta di Cardiff. A dimostrazione dello sviluppo del rugby nel nostro Paese, si va verso il tutto esaurito per gli incontri casalinghi.

Le favorite per questa edizione sono nell’ordine la Francia, detentrice del titolo, l’Inghilterra e l’Irlanda. La squadra transalpina gode di una ampiezza di rosa pressocché illimitata che le consente di schierare sempre una valida formazione in ogni momento e di dominare negli ultimi minuti di gioco negli incontri dall’esito incerto. Sono presenti importanti individualità, su tutti spicca Antoine Dupont considerato giustamente il miglior giocatore del mondo.

Fonte: TicketOne

Da non sottovalutare il fatto che i “Blues” hanno il vantaggio di giocare in casa le sfide decisive (Irlanda all’esordio) e Inghilterra (in finale). Gli inglesi sono arrivati al 2026 con una striscia di undici successi consecutivi, basandosi sulla grande forza difensiva e sulla panchina lunga seppur non ai livelli quella francese. Dopo un periodo di dominio, l’Irlanda è entrata in una fase di transizione dovuta principalmente ad un ricambio generazionale. A risentirne è il tradizionale gioco orientato sulla velocità dei “breakdown”. La tenuta di veterani come Aki, Lowe e Gibson-Park non è più quella di un tempo e la squadra tende a soffrire negli ultimi minuti.

La Scozia è l’incognita del torneo, in quanto capace di straordinarie imprese come vittima di flop per clamorosi cali di concentrazione. In questa ottica, Finn Russell è il giocatore simbolo, quando il suo genio si accende la squadra si esprime a meraviglia in attacco e diventa imbattibile. Il Galles, che costituisce la “Cenerentola della competizione, sta attraversando un periodo di ricostruzione dopo il “Cucchiaio di legno” rimediato lo scorso anno. Sono i candidati per l’ultimo posto anche per il 2026.

A prescindere da chi vincerà il 6 Nazioni, la “Grande Bellezza” del rugby è costituita dai valori e dai principi etici che questo meraviglioso sport esprime come la lealtà in campo, la disciplina, il rispetto verso i compagni e gli avversari ed il tradizionale “Terzo tempo” dove, dopo ottanta minuti di sano agonismo e scontro fisico, la squadra ospitante offre da bere e da mangiare allo staff arbitrale ed alla compagine avversaria.

Un momento di convivialità all’insegna della funzione aggregativa caratteristica di questo sport.

Gian Luca Cocola