Il nuovo decreto si fa ancora attendere

Con il decreto taglia-bollette in ritardo per via della caccia alle coperture per circa tre miliardi che si è fatta più difficile del previsto, dopo aver saltato le tappe di novembre, dicembre e inizio 2026, Giorgia Meloni nella conferenza stampa del 9 gennaio per rispondere alle domande sulle nuove misure per ridurre i costi dell’energia aveva potuto soltanto far presente che il governo aveva già speso diversi miliardi per contenere i prezzi. «L’ultimo decreto è di sei mesi fa – aveva ricordato – e stiamo lavorando a un nuovo provvedimento per portarlo in uno dei prossimi Cdm».

Nel modo in cui pronunciava queste parole, tuttavia, non si era potuto fare a meno di notare come la premier lasciasse trasparire di non essere affatto soddisfatta dello stato di avanzamento del decreto, per il quale avrebbe voluto riscontrare maggiore incisività da parte del ministro competente, il forzista Gilberto Pichetto Fratin, titolare dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase).

Nel corso del Question Time alla Camera del 14 gennaio è stata la volta di Pichetto Fratin a dover rispondere: «L’attenzione del governo è sempre alta verso famiglie e imprese. Stiamo appunto valutando l’introduzione di strumenti volti a contrastare a breve termine l’elevato costo delle bollette, unitamente all’adozione di misure strutturali che attraverso nuovi meccanismi di mercato consentano ai consumatori l’accesso all’energia da fonte rinnovabile, favorendo il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica dal prezzo del gas».

L’arrivo di bollette troppo salate – Fonte: Unione dei consumatori

Nelle bozze circolate nelle ultime settimane si parte dal bonus di 55 euro per chi ha un Isee sotto i 15mila euro, oltre a una spinta per favorire i Power Purchase Agreement, cioé i contratti di vendita dell’energia a lungo termine e l’azzeramento dello spread tra il prezzo del Ttf (alla Borsa del gas di Amsterdam) e quello del Psv (Punto di scambio virtuale) in Italia.

Sulla possibilità di spalmare su più annualità gli oneri di sistema, invece, incombe il rischio che l’Ue potrebbe richiamare l’Italia in merito alle regole sugli aiuti di Stato. Il ministro ha riferito, in particolare, che per alleggerire il peso delle bollette sulle pmi servono dai due ai tre miliardi (su questo lavora il Mase in sinergia con il Mef), ma la soluzione non sembra vicina.

Nel ribadire di essere impegnato ad affrontare il fenomeno della povertà energetica, Pichetto Fratin precisa che l’obiettivo è quello di varare un «pacchetto organico di riforma per abbattere progressivamente l’aggravio degli oneri generali di sistema per cittadini e imprese, garantendo soprattutto la competitività del tessuto delle pmi». I suoi annunci, però, non convincono le opposizioni. Il più duro è Angelo Bonelli (Avs): «Il nostro governo preferisce far arricchire Trump che far pagare meno energia alle famiglie italiane».

Tariffe energetiche alle stelle – Fonte: segugio.it

Dal M5s un coro di contenuti ugualmente spinosi, citando i dati Eurostat sulle rinnovabili che certificano che l’Italia è ferma al 40%, una quota di parecchio inferiore alla media, anche rispetto a economie comparabili come Spagna (59,7%), Portogallo (65,8%) e Germania (54,1%). «L’esplosione delle bollette di famiglie e imprese italiane è la fotografia del fallimento di questo governo – dichiara la pentastellata Chiara Appendino – anche perché Meloni ad agosto definiva il costo dell’energia un macigno, a dicembre diceva che avrebbe dovuto fare qualcosa e pochi giorni fa spergiurava che avrebbe risolto tutto in Cdm. Risultato? Zero assoluto. Ministro Pichetto, sveglia, governate da oltre tre anni e le bollette sono alle stelle». Sulle concessioni per la distribuzione dell’energia elettrica Azione chiede di «riavviare una profonda revisione delle modalità di remunerazione delle attività», ma il ministro ha ricordato che le tariffe sono regolate per competenza da Arera.

Daniela Binello