La farina si lava via in poche ore. Le cattive abitudini, molto meno

Giugno è arrivato, le interrogazioni sono finite, i registri elettronici si chiudono, i professori tirano il fiato e gli studenti celebrano la fine dell’anno scolastico. È sempre stato così e, probabilmente, sarà sempre così.

Un po’ di goliardia, qualche scherzo, una giornata sopra le righe, nulla di scandaloso. Anzi, sarebbe quasi preoccupante il contrario. L’adolescenza, per definizione, non è una fase della vita particolarmente nota per il senso della misura. Il problema nasce quando la festa smette di essere una festa e diventa il problema di qualcun altro.

È quanto accaduto nei giorni scorsi in Piazza del Collegio Romano, nel cuore di Roma, davanti a uno dei licei più prestigiosi della capitale, il Visconti. La piazza si presentava come il campo di battaglia dopo uno scontro tra pasticceri impazziti. Uova rotte ovunque, bottiglie di plastica sparse sul selciato e soprattutto una quantità impressionante di farina che, mescolata all’acqua, aveva creato una poltiglia scivolosa e potenzialmente pericolosa. Non si trattava semplicemente di sporco. Chiunque transitasse in moto o in scooter rischiava seriamente di perdere il controllo del mezzo. Un dettaglio che forse vale la pena considerare quando si parla di “semplici bravate”.

Fonte: L.P.S.

Informandosi con gli agenti presenti nella zona, la spiegazione è arrivata immediatamente, erano i tradizionali festeggiamenti di fine anno degli studenti del liceo, una consuetudine che, a quanto pare, si ripete da molti anni. La curiosità, a quel punto, ha suggerito una domanda semplice: ma una volta finita la festa, chi pulisce? La risposta è stata sorprendentemente uniforme. Gli studenti interpellati hanno spiegato candidamente che non c’era motivo di preoccuparsi, tanto sarebbe arrivata l’AMA, come accade ogni anno.

Anche dalla dirigenza scolastica è arrivata una risposta sostanzialmente identica. È una tradizione, e poi passa l’AMA. Fine della discussione.

E qui emerge un aspetto interessante. Non tanto il comportamento dei ragazzi. I diciottenni fanno i diciottenni, cercano il divertimento, testano i limiti, pensano poco alle conseguenze. È quasi nel loro contratto generazionale. Più difficile comprendere perché nessun adulto sembri trovare singolare che centinaia di studenti possano lasciare una piazza pubblica in quelle condizioni senza che qualcuno suggerisca loro una conclusione altrettanto tradizionale, ovvero, adesso si pulisce. Perché la vera lezione educativa non è impedire ai ragazzi di divertirsi, è insegnare che ogni azione comporta una responsabilità.

Se organizzi una festa, poi sistemi. Se sporchi, pulisci. Se utilizzi uno spazio pubblico, lo restituisci alla collettività nelle condizioni in cui lo hai trovato. Concetti apparentemente rivoluzionari nel 2026.

La parte più istruttiva della vicenda è arrivata poco dopo. Terminati i festeggiamenti, è comparsa una squadra dell’AMA che ha ripulito l’intera area. Gli operatori hanno svolto il loro lavoro con efficienza e professionalità, come era loro dovere fare. E infatti non è l’AMA il problema. Il problema è il messaggio. Perché il costo di quell’intervento non è evaporato magicamente nell’aria insieme alla farina. È stato sostenuto dalla collettività, dai contribuenti, da tutti. In altre parole, il conto della festa è stato pagato anche da chi non vi ha partecipato.

Fonte: Fonte: L.P.S.

Forse la scena più significativa dell’intera giornata non è stata quella della piazza imbrattata, è stata la tranquillità con cui tutti gli interlocutori coinvolti, studenti, adulti e istituzione scolastica, consideravano naturale che qualcun altro arrivasse dopo a sistemare. “Tanto passa l’AMA.” Tre parole semplici che raccontano molto più di qualsiasi lezione di educazione civica. Perché dietro quella frase non c’è soltanto una squadra di operatori ecologici. C’è un’idea del rapporto con la cosa pubblica, ciò che è di tutti non è realmente di nessuno, ciò che si rompe si aggiusta con i soldi degli altri, ciò che si sporca verrà pulito da qualcun altro.

E forse è proprio questo il punto. La farina si lava via in poche ore. Le cattive abitudini, molto meno.

Luca Pierangelo Stadroni