Oggi sul campo si stanno accumulando cumuli di macerie che peseranno sul dialogo sia che vinca il SÌ oppure il NO
Ci si attendeva una campagna referendaria dai toni accesi, combattuta, ma sempre dentro i confini di una battaglia politica che rispettasse le istituzioni. In ballo ci sono la separazione delle carriere dei pubblici ministeri dai giudici e la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura.
È dovuto intervenire il Presidente della Repubblica, non direttamente, per ovvie ragioni legate al suo ruolo.

Fonte: Il Sole 24 ORE
Mattarella ha scelto di mandare un segnale forte partecipando alla riunione del Csm: è stato un modo significativo per inviare un messaggio ai magistrati, al governo e alla politica. Non era mai accaduto negli undici anni della sua presidenza che partecipasse a una riunione ordinaria.
In ogni occasione difficile Sergio Mattarella ha sempre scelto di muoversi con un grande rispetto delle parti in campo, attendendo il momento giusto e ufficiale per offrire il suo punto di vista, dall’alto del ruolo che ricopre. Durante la campagna referendaria si è guardato bene dall’entrare nell’agone per evitare il possibile rischio che un suo intervento fosse oggetto di strumentalizzazione da parte dello schieramento Si o di quello del No.

Fonte: Paese Italia Press
La scelta del silenzio ha resistito anche quando il Procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri ha dichiarato che «per il sì voteranno indagati, imputati e massoneria deviata», dichiarazioni seguite poi dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha detto che il sorteggio servirà ad «eliminare il sistema paramafioso delle correnti del Csm». Parole che hanno avuto l’effetto di un detonatore sulla disputa referendaria.
A Palazzo Bachelet, sede del Consiglio Superiore della Magistratura, una tensione forte era palpabile già nei giorni precedenti alla scelta di Mattarella di presiedere la seduta ordinaria. Soprattutto dopo che Nordio ha paragonato il CSM ad una organizzazione “para-mafioso”.
In difficoltà forse più di tutti è stato il vicepresidente Pinelli indicato dai parlamentari leghisti nel gennaio del 2023. Una sponda fondamentale in questa difficile fase l’ha trovata in Ugo Zampetti, segretario generale al Quirinale.
Pinelli, pur essendo stato votato dai parlamentari del centro-destra, non poteva accettare che l’attacco di Nordio al CSM rimanesse sotto silenzio. Il tandem, formato da Zampetti e da Pinelli, ha pressato Mattarella affinché partecipasse al plenum.
Le parole del Capo dello Stato sono apparse come una bussola per tutti: “Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del CSM”.
Sergio Mattarella non si è limitato ad affermare questo principio ma è andato oltre. “Avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell’interesse della repubblica”.
Infine, il Capo dello Stato ha puntato il faro sul “ruolo di rilievo costituzionale del Csm” e “soprattutto sulla necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare particolarmente da parte di altre istituzioni. Nei confronti di questa istituzione. A questo punto Carlo Nordio ha dovuto fare una sorta di marcia indietro apprezzando e condividendo “totalmente l’esortazione del Presidente della Repubblica”e definendola “un’esortazione opportuna in questo momento in cui i toni si sono scaldati al di là della ragionevolezza”.
Il Ministro della giustizia ha concluso dicendo “mi adeguerò, ovviamente. Cercherò di essere il più possibile aderente, come penso di essere stato in passato”.
Insomma, abbassare i toni e riportare la campagna referendaria nei confini del rispetto delle Istituzioni.
Un monito per tutti certo ma resta ovviamente un timore per il dopo referendum. Quale sarà il rapporto tra il governo e la magistratura? Oggi sul campo si stanno accumulando cumuli di macerie che peseranno sul dialogo sia che vinca il SI oppure il NO.
Luigi Marra
