Riflessione sulla presenza femminile nel contesto politico
Il 20 giugno del 1979 Nilde lotti diventa presidente della Camera dei deputati. È la prima donna a ricoprire una delle massime cariche dello Stato. Nel 2018, Maria Elisabetta Alberti Casellati è eletta a presiedere il Senato, ed è ancora l’attuale presidente. Nella storia dell’Italia repubblicana, nessuna donna è ancora stata presidente della Repubblica, sebbene siamo riusciti a esprimere dopo oltre 75 anni un presidente del Consiglio donna.
Il dibattito sulla scarsa presenza femminile in politica è presente da tempo, eppure sono stati fatti, complessivamente, pochi passi avanti. Il penultimo esecutivo, guidato da Mario Draghi, contava otto ministre su un totale di 23, Con 19 sottosegretari su 39, ovvero il 49%, vantando il record del maggior numero di donne al governo. L’attuale governo conta 6 ministre su un totale di 24 ministeri, con 13 su 39, ovvero il 33%. Anche l’assegnazione dei vari dicasteri la dice lunga: i ministeri più “pesanti”, come quelli economici e delle infrastrutture, sono stati pressoché invariabilmente in tutti i recenti esecutivi affidati a uomini. Con il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica le presenze femminili sono aumentate, grazie alla cresciuta sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti di questo tema. Tuttavia, fino all’arrivo delle Meloni, in Italia una figura femminile in posizioni apicali di potere sembrava generare contraddizioni e scarsa fiducia. Complice forse l’abitudine e gli stereotipi di genere, ma soprattutto gli ostacoli sociali e strutturali che impediscono un accesso paritario.

Fonte: Econopoly – Il Sole 24 ORE
Ad esempio, le donne sono ancora spesso soggette ad una distribuzione diseguale del lavoro domestico. Occorrerebbero più politiche volte ad incentivare le donne lavoratrici, sia in politica che in altre professioni.
Certo, le quote di genere hanno avuto una notevole efficacia, ma i dati odierni suggeriscono di nuovo una condizione tutt’altro che egualitaria. E un problema comune anche al di fuori dell’Italia: solo il 25% dei parlamentari al mondo è donna.
Guardando ai trend più recenti però, specialmente in alcuni paesi, si può osservare che importanti trasformazioni stanno avvenendo e con ogni probabilità continueranno ad avvenire. Occorre però ricordare in conclusione che schiacciare la discussione politica su un tema accessorio, marginale e per tanti versi trascurabile come quello della presenza femminile in politica o al governo, slegato peraltro da riflessioni più sistemiche e generali, è un atteggiamento complessivamente superficiale, fatuo e dissennato, che rischia di produrre storture demenziali e grottesche della stessa discussione pubblica.
Alberto Fioretti
