Siamo sicuri che il governo sia così solido e concorde?
Le evoluzioni politiche di questi tre anni abbondanti hanno visto, un po’ sottotraccia, in modo carsico, sotto il paravento di una cordiale e fattiva collaborazione, basata su una comunione di intenti e, in larga misura, di metodologie, diversi dissapori all’interno di una maggioranza che prometteva di essere solidissima e di dare al Paese l’agognata stabilità mancata negli ultimi anni. Questa c’è incontestabilmente stata, ma vi sino state dinamiche più sottili e impalpabili che hanno riguardato l’attuale esecutivo.
Da un lato Salvini che, nonostante il deludente risultato elettorale e le lotte intestine, ha tentato in tutti i modi di segnalare la sua esistenza in vita, di ottenere posizioni di peso. Dall’altro i reduci di Berlusconi, incapaci di mantenere il controllo delle dinamiche interne e di coalizione, sulla scorta delle tattiche del leader del Carroccio, hanno tentato di posizionarsi e di pattugliare il terreno del moderatismo di orientamento liberale. Infine, la Meloni, chiamata al ruolo di regista e consapevole di non poter fare tanto affidamento su un’alleanza come questa senza una leadership energica, pur dando spazio alle altre forze della maggioranza, ha guidato il governo con piglio deciso e energico. Già l’elezione di presidenti di Camera e Senato, primo vero atto politico della legislatura, aveva in parte aperto il vaso di Pandora, facendo emergere tutti i malumori interni al centro-destra.

Fonte: Fondazione Magna Carta
Basta guardare agli ultimi trent’anni per realizzare che, a conti fatti, il centro-destra è stato poco più di un cartello elettorale, con qualche esperienza amministrativa condivisa e la grande capacità di consolidarsi sempre in tempo per il voto.
Ne è un esempio ciò che è accaduto in occasione delle precedenti esperienze di Governo, dalla strenua opposizione di Meloni nei confronti di Draghi, al Conte l in cui la Lega non ha esitato a governare con i 5 stelle, distaccandosi dagli alleati (o presunti tali). Altro esempio significativo sono state le elezioni amministrative del 2022, in cui le sconfitte del centrodestra potevano essere imputate quasi esclusivamente all’incapacità di convergere su nomi comuni e di peso, a causa dei conflitti per definire la leadership della coalizione.
La miglior prova, però, ce l’ha data forse proprio la campagna elettorale in occasione delle ultime elezioni parlamentari che hanno dato vita all’attuale governo, fra continue dichiarazioni in contraddizione le une con le altre, alle quali si è cercato di rispondere pubblicando foto sorridenti e incoraggianti.
Il risultato, quindi, non deve sorprendere.
E anche se, nonostante gli attriti, il Governo di centrodestra continuerà, non ci si potrà sorprendere nello scoprirlo, come stiamo facendo, più debole, inconsistente e velleitario, laddove, a fronte delle solite promesse roboanti di profondi cambi di stato e riforme di ampio respiro, ci si deve accontentare di una sommessa e, va detto, piuttosto diligente gestione dell’ordinaria amministrazione.
Alberto Fioretti
